Contanti, i rischi se la soglia massima sale a 3mila euro

Dura presa di posizione di Raffaele Cantone, presidente dell'anti-corruzione, che si dice assolutamente contrario all'abbassamento dei limiti

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Giuseppe Cordasco

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Ridare ossigeno ai consumi e farla finita con un clima da terrore fiscale: sono queste le motivazioni, confermate dallo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi, che hanno spinto il governo a rivedere la soglia massima dei pagamenti in contanti. La nuova legge di stabilità prevede infatti che il vecchio limite di mille euro sia abolito a favore di una nuova soglia fissata in tremila euro. Un modo questo, secondo sempre le parole del premier, anche per riportare i livelli del contante alla media europea, e in particolare “al livello francese”. Precisazione questa che ha lasciato comunque qualche perplessità visto che l’estate scorsa il governo transalpino ha deciso di rivedere questa soglia abbassandola, guarda caso, proprio ai livelli italiani, ossia a 1.000 euro.

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Il tutto, e qui veniamo al vero nodo della questione, per riuscire sempre meglio a tracciare i pagamenti e combattere per questa via l’evasione fiscale. È evidente infatti che, al di sopra delle soglia fissata per il contante, tutti gli acquisti devono avvenire con movimentazioni finanziarie, dalle carte di credito agli assegni passando per i pagamenti online, che sono più facilmente tracciabili e dunque non permettono grandi spazi di manovra a chi volesse effettuare pagamenti in nero. Una considerazione questa che era stata alla base della decisione con cui il governo Monti nel 2011 con il decreto SalvaItalia decise appunto di abbassare la soglia massima a mille euro. Ora l’esecutivo Renzi sembra voler fare marcia indietro e il rischio, evidente a tutti, e che effettivamente si riaprano spiragli per tutti quei soggetti che volessero far circolare denaro senza che il fisco ne possa trovare traccia. Un rischio che il premier Renzi ha liquidato sostenendo in maniera quanto mai enigmatica che quei soldi sarebbero “comunque tracciati”.

Una spiegazione che non ha convintio le voci critiche che si sono levate all'indomani della presentazione proprio della nuova legge di stabilità che contiene il provvedimento in questione. Tra i tanti interventi in disaccordo, c'è da segnalare certamente, per la sua autorevolezza, quello di Raffaele Cantone. Il presidente dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, intervenendo infatti ad un'iniziativa del quotidiano la Repubblica, ha espresso con forza tutto il suo disappunto per l'iniziativa. "Ho preso posizione - attacca Cantone - e ho detto che sono assolutamente contrario. Credo che la norma precedente avesse un valore soprattutto simbolico, ma questa scelta è sbagliatissima. La lotta all'evasione ha bisogno di una stabilità normativa, di scelte chiare e continue. Non di sali e scendi. E la leva fiscale - ha concluso criticamente - non può essere usata per risolvere problemi di bilancio".

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Di tutt'altro tenore invece lo spirito con cui è stato accolto il provvedimento dal settore del commercio e del turismo, che si sono subito espressi nettamente a favore. Come detto infatti, nelle intenzioni del governo, il ritocco della soglia sui pagamenti in contante dovrebbe favorire i consumi e per questa via ridare slancio alla nostra economia. D’altronde è noto che il contante è una passione tutta italiana, visto che tramite banconote avviene nel nostro Paese l'82% delle transazioni, contro una media europea del 60%. Si tratterebbe insomma di un piccolo tassello che, insieme alle altre misure contenute nella legge di stabilità, dovrebbe contribuire alla tanta agognata ripresa. La speranza è che, come da sempre auspicato, l’aumento dei consumi si accompagni a quella legalità fiscale che da sempre è considerato un nostro tallone d’Achille. Staremo a vedere.

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