Perché ora è possibile che le banche finanzino di più le imprese

Il calo dei rendimenti dei Btp e i tassi overnight negativi rendono più conveniente agli istituti prestare denaro

– Credits: Sergio Oliverio Imagoeconomica / Imagoeconomica

Massimo Morici

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Le banche italiane impiegheranno il maxi prestito a basso costo della Bce per finanziare le aziende o faranno come l'ultima volta, quando lo utilizzarono per guadagnare con le attività di trading sui titoli di Stato?

È questa la domanda delle domande per capire se il nuovo bazooka di Draghi da 400 miliardi di euro servirà a far ripartire l'economia reale dei paesi periferici, e quindi anche dell’Italia, oppure no.

Le imprese di casa nostra, schiacciate dai debiti, hanno bisogno di ossigeno. Denaro fresco per tornare a investire o anche solo per risanare i bilanci e rimettersi in carreggiata.

Non è accaduto negli ultimi due anni, quando il problema principale per l'Italia era abbassare lo spread con il Bund, che si era pericolosamente alzato: in questo arco di tempo il sistema creditizio italiano piuttosto che erogare i finanziamenti all’economia reale ha utilizzato i 290 miliardi di euro ricevuti dall’Eurotower, sotto forma di prestiti triennali da rimborsare all'1%, per comprare titoli di Stato italiani, che allora rendevano il 4 - 5% (con picchi per il decennale governativo italiano di oltre il 6% nel 2012).

Le banche italiane, insomma, hanno recitato la parte assegnata loro da Draghi, che ha voluto finanziare gli Stati rispettando formalmente lo statuto che gli impedisce di farlo.

E non lo hanno fatto certo di malavoglia: gli esperti di settore hanno bollato l'intera operazione come un gigantesco carry trade a livello europeo, ossia una strategia speculativa simile a quella che utilizzano gli hedge fund e che consiste sostanzialmente nel prendere a prestito del denaro a basso costo per poi investirlo in asset più redditizi.

COSI' LE BANCHE COMPRANO BTP E NON FINANZIANO L'ECONOMIA

Cosa che le banche avrebbero potuto continuare a fare anche quest'anno, senza l’ultima mossa a sorpresa dell'Eurotower: secondo un’elaborazione della banca d'affari americana Morgan Stanley, comparsa sui quotidiani finanziari qualche mese fa, con un rendimento compreso tra il 2,8 e il 3,5% a una banca sarebbe convenuto ancora comprare i titoli di Stato italiani o spagnoli piuttosto che prestare denaro alle imprese.

Ma nel prossimo semestre la musica potrebbe cambiare: le ultime aste hanno portato il rendimento del Btp a 10 anni sotto il 2,7%, mentre stando all'ultimo bollettino statistico di Bankitalia i prestiti alle imprese rendono poco meno del 3,5%, una media che si ottiene considerando sia i tassi d’interesse applicati ai prestiti alle aziende non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro (4,3%) sia quelli dei finanziamenti di importo superiore al milione (2,7%).

Oltre al calo dei rendimenti dei Btp, inoltre, dovrebbero favorire il flusso di denaro alle imprese anche i tassi overnight negativi, ossia quelli applicati al denaro che resta presso la Bce: in questo modo, per gli istituti non è più conveniente lasciare i soldi a Francoforte, ma impiegarli a favore dello sviluppo dell'economia. Almeno si spera.

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