Soldi

Come Banca Etruria truffava i clienti

Questionari della Mifid taroccati e vendita aggressiva di bond rischiosi. Ecco le denunce delle associazioni di consumatori

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Andrea Telara

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Prima il Codacons, poi l'Adusbef e altre sigle dei risparmiatori. Sono tante le associazioni che, ad Arezzo e dintorni, si sono mosse contro Banca Etruria, uno dei 4 istituti regionali che è finito a un passo dal fallimento, mettendo nei guai migliaia di azionisti e obbligazionisti, in primis gli acquirenti dei bond subordinati.


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Il Codacons, in particolare, si è rivolto alla Corte dei Conti della Toscana e alla Guardia di Finanza di Arezzo, chiedendo di aprire una indagine su Banca Etruria, per individuare i soggetti che hanno suggerito e venduto ai risparmiatori tutti i titoli trasformatisi in carta straccia nelle ultime settimane. Senza dimenticare, naturalmente, quei manager che hanno provocato il dissesto della banca, polverizzando il patrimonio degli azionisti. La procura di Arezzo ha aperto su di loro delle indagini con alcune ipotesi di reato: ostacolo alla vigilanza, falsificazione di fatture e conflitti di interesse che hanno portato indebiti vantaggi per gli amministratori. Al momento, pare non vi sia ancora un fascicolo per l'ipotesi di truffa ai danni dei clienti. Ma è probabile che venga presto aperto un dossier anche su questa fattispecie di reato, proprio in conseguenza degli esposti delle associazioni.


Il questionario bluff

Come è stato possibile, almeno a sentire le sigle dei risparmiatori, mettere in atto una truffa ai danni della clientela? E' una domanda tutt'altro che trascurabile, visto che oggi esiste un questionario di profilatura degli investitori, introdotto con la direttiva europea Mifid. In pratica, la banca è obbligata a fare alcune domande al cliente per verificare il suo grado di conoscenza dei prodotti d'investimento e la sua propensione al rischio. Se si tratta di un risparmiatore che ha ben poca dimestichezza con la finanza, è assolutamente vietato vendergli strumenti da cardiopalma come le obbligazioni subordinate o le azioni, che possono riempire di perdite il portafoglio. Ecco allora che si fa strada l'ipotesi che parecchi questionari della Mifid siano stati taroccati ad arte, proprio allo scopo di piazzare le obbligazioni subordinate, come testimoniano due dipendenti di Banca Etruria, intervistati in forma anonima dal quotidiano Repubblica e dal Tgr della Toscana.


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Anche se non sarà facile dimostrare le eventuali manomissioni dei questionari della Mifid, i piccoli investitori truffati avranno comunque molte armi a disposizione per far valere i propri diritti. E'ciò che pensa Antonio Tanza, legale dell'associazione Adusbef, secondo il quale i tribunali faranno prevalere la giustizia sostanziale, rispetto a quella formale. “Se un piccolo risparmiatore ha un grado di istruzione medio-basso e ha investito in titoli di stato per tutta la vita”, dice Tanza, “sarà difficile non ravvisare un intento fraudolento in chi gli ha rifilato dei bond subordinati, anche se questa operazione risulta compatibile con le risposte date dal cliente nel questionario della Mfid". In tale fattispecie, infatti, per Tanza conta la sostanza e non la forma, poiché è chiaro che i contenuti del questionario sono stati pilotati.


Quei titoli fuori mercato

Domenico Bacci, segretario Nazionale del Siti (Sindacato Italiano per la Tutela dell'Investimento e del risparmio) ritiene che ci sia un altro problema da mettere in evidenza, aldilà della scarsa utilità del questionario della Mifid o delle ipotesi di “taroccamenti” delle risposte da parte della banca. Secondo Bacci, le procure e le autorità di controllo come Banca d’Italia e Consob, dovrebbero accendere un faro sulle modalità con cui molti titoli, come in passato è avvenuto per le obbligazioni di Parmalat, Cirio e dell'Argentina, sono entrati nei portafogli degli ignari risparmiatori italian . Molto spesso, infatti, si tratta di strumenti finanziari che vengono negoziati su sistemi di scambi organizzati (sso) bilaterali e non multilaterali, che sono gestiti dallo stesso intermediario e in cui è assai difficile distinguere gli investimenti rischiosi da quelli sicuri. Su tali mercati, infatti, il prezzo del titolo non si forma in maniera pienamente efficiente, cioè in base all'incontro tra la domanda e l'offerta, mentre la liquidità è spesso garantita soltanto dall’intermediario. E così, il prezzo di uno strumento finanziario può non essere espressione della sua effettiva rischiosità .“La vendita ai piccoli risparmiatori di prodotti d'investimento negoziati su mercati bilaterali dovrebbe essere regolamentata e più strettamente monitorata, se non addirittura vietata, in particolar modo quando il soggetto che vende il titolo è lo stesso che lo emette, in palese conflitto di interessi ”, dice il segretario nazionale del Siti, che oggi sta portando avanti iniziative risarcitorie anche su Banca delle Marche, Veneto Banca e Popolare Vicenza, oltre che su Banca Etruria.


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