Capitali trasferiti all'estero: tesoro svizzero sempre più mini

Dai capitali nascosti a Berna l’Italia potrebbe ricavare 30 miliardi. Ma tempi lunghi e fughe anticipate minacciano il progetto

Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Marco Cobianchi

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In Svizzera c’è una montagna di soldi che gli italiani hanno trasferito illegalmente e che ora il governo vorrebbe tanto tassare. Le trattative fra Roma e Berna sono ancora in corso, ma qualche conto sui miliardi di euro che in caso di firma potrebbero rientrare in Italia si può fare. Di quanti soldi stiamo parlando? L’unica stima affidabile è della Banca d’Italia: tra il 9 e il 10 per cento del pil del 2010, che fu pari a 1.548,81 miliardi di euro. Significa che i soldi illegalmente detenuti in Svizzera sono (anzi, erano) tra i 139,4 e i 154,8 miliardi. A questi vanno però sottratti 66,78 miliardi che sono stati regolarizzati in seguito agli scudi fiscali tra la fine del 2009 e il 2010 e che sono al riparo da ogni ulteriore pretesa del fisco italiano. La massa tassabile si restringe tra i 72,62 e gli 88 miliardi.

Quindi, se tutte le banche e gli intermediari svizzeri facessero il loro dovere e versassero all’Italia, per esempio, il 10 per cento di quanto detenuto illegalmente, al fisco arriverebbero tra i 7,2 e gli 8,8 miliardi. Molti, ma non tantissimi. Certo, nulla vieta di pensare che tra il 2010 e il 2012 in Svizzera siano affluiti altri soldi in modo illegale, oppure che l’aliquota possa essere più alta del 10 per cento. Prima che il parlamento tedesco la bocciasse, la Germania trattava un’intesa analoga sulla base di un’aliquota compresa tra il 36 e il 41 per cento. Se l’Italia adottasse un’aliquota media del 38 per cento, il conto salirebbe tra 27,5 e 33,4 miliardi.

Una valanga di soldi che giustificherebbe ampiamente gli sforzi, se non fosse per tre piccoli dettagli. Il primo è che, se i soldi sono depositati attraverso una fiduciaria di un altro paradiso fiscale, non si viene riconosciuti come italiani e la banca non preleva il dovuto. Secondo: se quei soldi sono intestati a un’impresa (anche micro), non sono soggetti al prelievo. Terzo (e più importante): se anche il trattato venisse firmato entro il 31 dicembre, non sarebbe operativo se non il 1° gennaio 2014. E gli evasori avrebbero un anno di tempo per tentare di fare sparire nuovamente, i loro soldi.

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