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Buoni Fruttiferi Postali, quanto rendono con i tassi a zero

Con il calo del costo del denaro, anche i prodotti del risparmio postale sono diventati avari. Ma sono comunque più generosi dei Bot

Andrea Telara

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Pochi decimi di punto su base annua, ma sempre un po' di più, rispetto a quanto offrono i Bot. E' il rendimento garantito oggi dai Buoni Fruttiferi Postali (Bfp) che, al pari dei titoli di stato, risentono del calo del costo del denaro in Europa e sono dunque diventati abbastanza avari d'interessi. Attualmente, gli sportelli del gruppo Poste Italiane stanno collocando 14 diverse tipologie di Bfp che, va ricordato, sono strumenti finanziari con lo stesso profilo di rischio dei Buoni del Tesoro, essendo emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato.


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A differenza dei titoli di Stato, i cui rendimenti sono oggi vicinissimi allo zero e diventano negativi al netto di tutte le spese e commissioni, i Bfp danno ancora la possibilità di portare a casa qualche decimale di guadagno, a partire da un minimo dello 0,1-0,2% su base annua. E' il caso dei buoni fruttiferi ordinari, che rendono lo 0,15% lordo annuo (0,13% netto) per i primi 3 anni. Poi, gli interessi crescono gradualmente nel tempo, fino ad arrivare al 2,5% ogni 12 mesi, per chi tiene il capitale investito per un periodo molto lungo, cioè per 19-20 anni. Con i Bfp di scadenza breve, cioè a 18 mesi, si ottiene invece un rendimento tra lo 0,1 e 0,2% lordo (cioè tra lo 0,08 e lo 0,17% netto) mentre con i Buoni Fruttiferi per i minorenni si parte dallo 0,25% nel primo anno e si arriva sino all'1,77% lordo (1,55% netto) nel diciottesimo anno.


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Un po' più redditizi sono invece i Bfp RisparmiNuovi, destinati esclusivamente a chi investe nuova liquidità. Per questa categoria di buoni, l'interesse è pari allo 0,4% lordo (0,35% netto) ogni 12 mesi, per i primi 4 anni. Poi, l'interesse sale gradualmente nel tempo fino ad arrivare al 2,41% lordo (2,1% netto) dal tredicesimo anno in poi. Chi acquista i Bfp RisparmiNuovi, però, ha diritto a incassare i rendimenti maturati soltanto dopo 4 anni dalla data di sottoscrizione. Prima di questa scadenza, l'investitore può comunque farsi liquidare l'intero capitale investito in qualsiasi momento, senza commissioni o spese, pur dovendo rinunciare ai guadagni realizzati.


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Purtroppo, anche chi investe nei buoni postali, come in quasi tutti gli altri prodotti finanziari venduti in Italia, deve pagare ogni anno l'imposta di bollo, cioè la mini-patrimoniale introdotta nel 2011 dal governo Monti, che è pari allo 0,2% della somma depositata . Dopo l'applicazione di questo balzello, dunque, pure il rendimento dei Bfp si azzera del tutto, come quello dei Bot, almeno per certe tipologie di buoni che, nei primi anni di vita, danno un interesse netto inferiore ai 2 decimi di punto. Va ricordato, tuttavia, che per l'imposta di bollo esiste una soglia di esenzione: quando il capitale destinato ai Bfp non supera i 5mila euro, la mini-patrimoniale non è dovuta.


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