Brexit: perché la sterlina continua a crollare

Gli investitori non vedono di buon occhio l'uscita del Regno Unito dalla Ue. Presto la parità con dollaro ed euro

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– Credits: Scott Barbour/Getty Images

Massimo Morici

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La sterlina è in declino. In meno di un anno la moneta britannica ha perso un quinto del suo valore, rotolando all'ingiù negli ultimi tre mesi dopo il risultato del referendum a fine giugno sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea, vinto dai fautori dell'uscita.

Il mercato ormai prevede una sua ulteriore discesa e la sterlina potrebbe raggiungere presto la parità con l'euro e il dollaro. Non senza colpi di scena. Come il flash crash, così lo chiamano gli addetti ai lavori, di venerdì scorso, quando sui mercati asiatici il pound è sceso del 6% in due minuti contro il dollaro statunitense, toccando il minimo in 31 anni, fino a 1,18 prima di rimbalzare a 1,23 livello.

Il crollo di venerdì 7 ottobre

Il movimento in sé probabilmente potrebbe essere nato da un "fat-finger", un errore di digitazione sulla tastiera da parte di un trader: nella storia della Borsa di Tokyo, ad esempio, si ricorda un maxi ordine per centinaia di miliardi di dollari (pari al Pil di Argentina e Svezia assieme) poi cancellato in poche ore nell'ottobre del 2014. Altri, invece, parlano di un segnale di trading algoritmico, ordini di vendita che scattano automaticamente quando rilevano dati allarmanti sui mercati o sui quotidiani finanziari.

In questo caso le sirene sono suonate due volte nei giorni scorsi: la prima per i discorsi del primo ministro britannico Theresa May sulla possibilità di raggruppare in apposite liste i lavoratori non britannici residenti nell'isola; la seconda per le dichiarazioni in risposta del presidente francese Francois Hollande che fanno presagire uno scenario Brexit "duro" per cui il Regno Unito viene espulso dal mercato unico.

"Il flash crash di venerdì è sintomatico di una più ampia confluenza di fattori ribassisti che hanno pesato sulla valuta la scorsa settimana, contribuendo alla sua caduta media del 3,6% contro il dollaro e l'euro" sottolinea Massimo Siano, responsabile per il Sud Europa di ETF Securities.

Cosa pensano gli investitori

"Il punto è che il mercato non vede di buon occhio il Brexit - prosegue Siano - e scappa via dalla Gran Bretagna. Ribadiamo il concetto che diciamo da mesi: il Brexit danneggia il commercio del Regno Unito con il suo più grande mercato internazionale e rimette a rischio la sua leadership europea nell'industria finanziaria, il settore economico più importante del Regno. Senza un piano B siamo preoccupati sulla crescita economica e produttività in Gran Bretagna e pensiamo che la sterlina continui la sua discesa".

Siano non è il solo ad avere una visione ribassista sulla valuta britannica. La banca olandese Rabobank, ad esempio, prevede un cambio a 1,18 con il dollaro a metà del prossimo anno, mentre con l'euro a 0,92. Per l'americana Goldman Sachs la sterlina nei prossimi tre mesi scenderà a 1,20 dollari.

La Banca centrale britannica ha chiesto alla Banca dei Regolamenti internazionali di studiare le possibili cause del crollo di venerdì contro il dollaro. Indagini che serviranno a poco, visto che la performance della sterlina, come ricorda il Financial Times, è la peggiore da inizio anno tra le divise dei paesi sviluppati. Intanto, agli aeroporti di Londra, come riportano alcune cronache comparse nei giorni scorsi, i cambiavalute offrono per la prima volta meno di un euro per una sterlina.

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