Borse: perché continuano a calare

A preoccupare gli investitori oltre a Cina e petrolio sono anche la politica della Fed e il rischio "recessione" negli Usa

Markets Dive At Open Of First Trading Day Of 2016

Un trader al lavoro alla Borsa di New York – Credits: Andrew Burton/Getty Images

Massimo Morici

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Chi si aspettava un rimbalzo delle Borse nelle prime settimane di febbraio dopo un gennaio in picchiata dovrà aspettare forse ancora un po'.

A Piazza Affari (-2,68% la chiusura di oggi, -3,05% quella di ieri) al centro della speculazione sono finte ancora le banche, su cui pesa la questione della gestione dei 200 miliardi di crediti in sofferenza, mentre ad affossare le altre principali Borse dei paesi sviluppati è stato di nuovo il petrolio sceso ancora una volta sotto i 30 dollari.

L'effetto del crollo del prezzo del greggio comincia infatti a farsi vedere sui conti delle società del settore: ieri il colosso britannico Bp ha presentato i conti del 2015, con un rosso di 6,5 miliardi di dollari, il risultato peggiore degli ultimi 30 anni.

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Il crollo di gennaio
Ma torniamo un attimo indietro. La prima settimana di negoziazioni in Borsa nel 2016 è stata la peggiore di sempre.

Le vendite massicce sono continuate nelle due settimane successive, portando alcuni listini vicino o addirittura oltre la temuta soglia del "bear market". L'Orso (mercati in ribasso; il contrario è il Toro) si fa vedere quando il calo dal picco precedente è del 20%.

Alla fine di gennaio è apparso in Cina, Giappone e sulle Borse di Londra, Francoforte e Parigi che hanno segnato variazioni negative superiori al 20% rispetto ai picchi toccati nel 2015. Se consideriamo le performance da inizio anno, Shanghai oggi segna -22%, Milano -17%, Francoforte -12%, Londra -5,7%.

Il calo per i principali indici statunitensi (S&P 500, Dow Jones Industrial Average e Nasdaq), invece, va dal 5 al 10%.

Qui l'Orso potrebbe arrivare in un futuro non troppo lontano, ad ascoltare coloro che temono che la recessione negli Stati Uniti d'America sia più vicina di quanto si pensi.

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L'effetto di Cina e petrolio
Molti investitori sembrano essere convinti che l’economia globale si trovi in uno stato peggiore di quanto si era ipotizzato. Temono potenziali discese di Wall Street (la Borsa più grande al mondo), a seguito delle prossime decisioni della Fed.

A spingere le vendite è stata nelle scorse settimane anche la politica monetaria della Cina: Pechino sta attuando un graduale deprezzamento dello yuan che, secondo molti analisti, ha amplificato la fuga degli investitori stranieri già spaventati dal rallentamento del Dragone.

Per gli esperti del fondo britannico Schroders sarebbe preferibie, infatti, una singola e importante svalutazione (del 20%) che "avrebbe un impatto immediato maggiore, ma stabilizzerebbe almeno i mercati rimuovendo le incertezze".

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Le vendite da parte dei fondi sovrani
Oltre alle incertezze, c’è anche un altro fattore, spesso non in luce nelle analisi, che ha fatto sì che nelle scorse settimane i venditori abbiano superato i compratori in Borsa: i movimenti nei portafogli dei fondi sovrani e dei grandi investitori istituzionali, soprattutto del Nord America.

I primi, come riporta la stampa anglosassone di settore, sono stati costretti a vendite massicce di asset per compensare le minori entrate dal business del petrolio.

I secondi sono pronti ad alleggerire gli investimenti in azioni, per consolidare magari i risultati conseguiti negli ultimi sei anni che hanno visto uno dei maggiori rally sulle Borse globali, come emerge da uno studio effettuato lo scorso dicembre dal più grande gestore di patrimoni al mondo, il colosso americano BlackRock, che ha intervistato 170 suoi clienti tra fondi pensione, banche, assicurazioni e fondazioni.

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Come andrà a finire il 2016
Cosa aspettarsi, dunque, nei prossimi mesi? Bisogna ascoltare due campane, la versione dei pessimisti (o ribassisti) e quella degli ottimisti.

Per i primi la tempesta è vicina: il 2016 sarà quasi una replica del 2008 e nei prossimi mesi le Borse continueranno a registrare altri violenti scossoni, un po' come quelli che abbiamo visto lo scorso gennaio e agosto.

Meglio proteggersi, quindi, su investimenti più sicuri ed evitare, o almeno usare estrema prudenza, sui listini azionari. Questa è l'opionione, ad esempio, di un importante investitore indipendente francese, come Carmignac.

Per altri, ad esempio Alessandro Fugnoli, esperto della boutique di investimento milanese Kairos e autore di una seguita newsletter di analisi dei mercati, il 2016 invece "sarà la classica correzione che accade a due terzi di un ciclo economico", quando si pensa erroneamente che il ciclo stia per finire.

Insomma, la fine del mondo è rimandata a data da destinarsi. Speriamo.

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