Elezioni 2013: la Borsa in altalena e il responso (mancato) delle urne

Perché gli operatori del listino milanese ora temono l'ingovernabilità, con l'incertezza sull'esito del voto

(Credits:Carlo Carino/ Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Volevano un responso chiaro dalle urne, ma il responso chiaro, a fine giornata, non è ancora arrivato. Per questo, i listini della borsa di Milano si sono mossi oggi sull'altalena: l'indice Ftse Mib ha iniziato la seduta con il segno più, arrivando a guadagnare oltre 3 punti percentuali nel primo pomeriggio, per poi arretrare nelle ore successive e chiudere con un rialzo risicato dello 0,6%. Non è andata meglio sul fronte dello spread  Btp (il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi), che è sceso a 260 punti base (2,6%) nella fase iniziale della giornata e poi è risalito nel pomeriggio sopra i 280 punti.

LO SPREAD E LA POLITICA

Tutte queste oscillazioni hanno una ragion d'essere ben precisa: è lo spauracchio di vedere un Parlamento senza maggioranza, che renderebbe l'Italia ingovernabile. Dagli exit poll e dai primi risultati reali,  infatti,stanno infatti arrivando segnali contrastanti. Prima sembrava netta la vittoria di uno schieramento. Ora, invece, non si sa bene chi avrà la maggioranza alla Camera (forse il centrosinistra) e chi riuscirà invece a conquistare il Senato (dove, secondo le prime proiezioni, sembrava in vantaggio il centrodestra).

PIAZZA AFFARI: I TITOLI PER IL DOPO ELEZIONI

LA BORSA, LO SPREAD E LE URNE

Potrebbe profilarsi dunque all'orizzonte lo scenario che gli analisti della casa di trading londibese Ig, poco prima delle elezioni, avevano temuto di più: la formazione di un governicchio debole e incapace di fare riforme incisive, che avrebbe il compito di traghettare il paese verso nuove elezioni, in meno di un semestre. In questo caso, gli esperti di Ig non escludono  una impennata dello spread fino a 350 punti e un arretramento dell'indice Ftse Mib al di sotto del 15mila punti (dai 16.300 attuali) entro la fine dell'anno.

Lo spettro di un'Italia ingovernabile è stato messo in conto qualche giorno fa anche dagli analisti di Mediobanca che non hanno nascosto il proprio scetticismo di fronte all'ipotesi di una maggioranza traballante in Parlamento, magari basata su un'alleanza  Monti-Bersani, allargata a qualche partito minore. In questo caso, a detta degli esperti di Mediobanca, dalle urne uscirebbe certamente un governo debolissimo, giacché la storia politica italiana insegna soprattutto una cosa: più ampia é la coalizione che sostiene l'esecutivo di Roma, più debole é la sua efficacia.

Questa mattina, invece, gli analisti di Bank of America Merrill Lynch hanno preso in esame un'altra ipotesi per il dopo-elezioni: il coinvolgimento del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo in una eventuale coalizione con il centrosinistra di Bersani. Si tratterebbe, secondo gli esperti della casa d'affari, di uno scenario inquetante ma non disastroso. Il comico genovese, a detta di  Bank of America Merrill Lynch, ha idee apprezzabili in tema di riforme istituzionali, liberalizzazioni e investimenti nella ricerca. La nota dolente (tutt'altro che trascurabile) è invece rappresentata dalle sue posizioni anti-euro e dalla possibile richiesta di un referendum contro la moneta unica, (un'ipotesi che, secondo le case d'affari, provocherebbe un nuovo scompiglio sui mercati).

I BTP E LE ELEZIONI ALLE PORTE

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