Biciclette, borse e soffitte: è il momento dello sharing

In Usa è già un successo e ora sta per decollare anche in Italia

(Credits: Scott Olson/Getty Images)

Claudia Astarita

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La nuova frontiera dell'economia sarà la condivisione dei beni - sharing è il termine inglese che probabilmente entrerà presto anche nel nostro vocabolario. Si tratta di una tendenza che arriva dagli Stati Uniti e che sfrutta le potenzialità della rete internet, come la maggior parte delle innovazioni che hanno cambiato la nostra quotidianità nell'ultimo decennio.

Non si tratta di nuove tecnologie, ma della sempre maggior diffusione nell'uso di quelle esistenti. Il concetto alla base dell'economia della condivisione, infatti, è semplice: chi possiede qualcosa, può metterlo a disposizione attraverso siti specializzati, riducendo quasi a zero i costi connessi all'operazione.

Facciamo un esempio. Abbiamo un'automobile, ma non la utilizziamo che per la classica gita del fine settimana. Potremmo affittarla per i giorni feriali, ma se ricorressimo ai metodi tradizionali, dopo averci pensato un po' sopra, probabilmente decideremmo di lasciar perdere. Magari dovremmo pubblicare un annuncio su un giornale o affiggerlo nella bacheca di un luogo pubblico, per poi aspettare le telefonate dei potenziali interessati: troppa fatica, in considerazione della modesta somma che potremmo ricavarne.

Ora invece possiamo iscriverci a un sito peer-to-peer qualificato che si limita a chiederci una piccola quota dei ricavi che realizziamo e il resto verrebbe da sé: un bel guadagno, in termini di tempo e danaro. Allo stesso modo, diventa più semplice affittare una vettura per un paio di giorni, senza dover ricorrere a un'agenzia, risparmiando denaro e magari parcheggiandola dal vicino di casa che ce l'ha affidata. Il modello potrebbe essere quello di EBay, che con il sistema peer-to-peer ha reso tutti venditori; adesso abbiamo la possibilità di diventare tutti affittacamere o noleggiatori.

In America, questo genere di servizi è già piuttosto diffuso e in Italia si stanno cominciando a diffondere rapidamente. Attraverso siti come Airbnb (che propone di affittare stanze della propria abitazione), RelayRides (specializzato in vetture) e SnapGoods (oggetti vari) sono girati milioni di dollari e, secondo gli analisti, il settore vale un giro d'affari potenziale di quasi trenta miliardi.

Su queste piattaforme hanno già messo gli occhi anche operatori professionali: si tratta di siti aperti a chiunque e, quindi, possono essere utilizzati per affittare stanze non solo da chi ha un'abitazione troppo grande e vuole arrotondare un po', ma anche da catene organizzate di bed & breakfast che scelgono di utilizzare questo nuovo canale per raggiungere una platea più ampia di potenziali clienti. Del resto, la multinazionale dell'autonoleggio Avis ha addirittura già acquistato una quota di partecipazione in uno dei principali portali di sharing.

La sfida si propone ora per chi è incaricato di regolare il settore. Come fiscalizzare le entrate di chi affitta per pochi giorni la propria motocicletta? Come inquadrare chi offre passaggi e, di fatto, lavora come un taxi senza licenza? Come garantire il rispetto delle norme di igiene nelle stanze affittate a giornata? Interrogativi cui dovranno affrettarsi a rispondere i legislatori di tutti i Paesi, per non doversi trovare costretti ad accettare una situazione di fatto che presto si sarà consolidata.

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