Benzina, ecco perché i prezzi aumentano

Gli operatori si giustificano con la crisi egiziana, ma le associazioni dei consumatori denunciano speculazioni legate alle vacanze estive

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Ma quale petrolio d’Egitto! Verrebbe voglia di rispondere così, con un'espressione di stizza, alla spiegazione più utilizzata in queste ore per giustificare la nuova impennata dei prezzi di benzina e gasolio. Secondo molti esperti del settore infatti ad influire sui prezzi che si registrano presso i distributori ci sarebbe proprio la crisi politica scoppiata nel Paese del Nord Africa, la cui produzione di greggio sarebbe dunque considerata a rischio in questo periodo, facendo scatenare speculazioni sui mercati internazionali.

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Un chiarimento che non farebbe una grinza, se non fosse che a insospettire, soprattutto le associazioni dei consumatori, c’è la strana coincidenza dell’inizio delle vacanze estive. Puntualmente infatti, con l’avvio dei primi esodi di turisti, che in questo periodo sono ancora perlopiù stranieri, scattano gli aumenti dei carburanti. Anche quest’anno dunque, il meccanismo, chissà quanto casuale, sembra essersi innescato con puntualità svizzera. Da qui le rimostranze dei consumatori, che sono arrivati ad annunciare ricorsi presso l’autorità giudiziaria, denunciando speculazioni su cui si chiede un pronto intervento anche dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

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Intanto però, gli automobilisti non possono che prendere atto dei rincari. Sulla scia infatti di quanto deciso dall’Eni, tutte le compagnie si sono adeguate, e oggi, secondo le ultime rilevazioni della Staffetta Quotidiana, il costo della verde è schizzato oltre 1,86 euro al litro, mentre per il diesel si è superata la quota di 1,74 euro al litro. Dal fronte dei distributori arrivano comunque rassicurazioni sul fatto che gli aumenti di queste ore dovrebbero aver portato i prezzi ad un livello che si stabilizzerà nei prossimi giorni. Resta il fatto che nel breve volgere di una settimana la quotazione della benzina sia aumentata di più di 2 centesimi al litro mentre quella del gasolio si è impennata di circa un centesimo.

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E a nulla servono le ulteriori spiegazioni di carattere internazionale che tirano in ballo anche una presunta diminuzione delle scorte di greggio degli Stati Uniti. Per le associazioni dei consumatori, come accennato, si tratta di fumo gettato negli occhi degli automobilisti. E a temprare questa convinzione c’è la constatazione, che effettivamente è incontrovertibile, che i prezzi applicati in queste ore alle pompe, si riferiscono a partite di carburanti acquistate in un periodo precedente, durante il quale le perturbazioni che attualmente vengono denunciate, ossia quelle politiche dell’Egitto e quelle economiche degli Usa, non esistevano.

Ovvio dunque che i consumatori abbiano gioco facile nel denunciare il rischio effettivo di una speculazione in atto. Sia come sia, lo stato dell’arte al momento registra un livello di prezzi che non si riscontrava dallo scorso 25 marzo. E c’è solo da sperare che lo superino.

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