Soldi

La Bce e i tassi a zero: perché danneggiano i risparmiatori

Non solo prestiti a buon mercato. Il saggio d'interesse nullo o negativo è anche un male per chi ha conti, polizze e fondi pensione. Ecco la ragione

Draghi-20euro

Andrea Telara

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A guidare la rivolta ci sono le casse di risparmio tedesche (sparkasse), che in Germania hanno un profondo legame con il territorio. A loro, non va proprio giù il fatto che Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce), abbia portato a zero i tassi d'interesse in Europa e addirittura sotto zero (cioè a -0,4%) i saggi overnight con cui viene remunerata la liquidità in eccesso che gli istituti di credito parcheggiano quotidianamente presso la stessa Bce, a Francoforte. Lo scopo di Draghi è dare una spinta all'economia, incentivando le banche a concedere più prestiti alle famiglie e alle imprese, visto che tenere la liquidità in eccesso nei forzieri di Francoforte è poco conveniente. Anzi, è un'operazione addirittura costosa che provoca perdite, proprio perché i saggi d'interesse sono negativi e, in sostanza, sono le banche a dover pagare la Bce.

Draghi porta il tasso di interesse allo 0%


Aldilà delle buone intenzioni della Banca Centrale, però, non si può non guardare anche l'altra faccia della medaglia. Tenere i tassi sotto zero, infatti, vuol dire avvantaggiare chi sottoscrive un mutuo o un prestito (che paga così meno interessi) ma anche danneggiare indirettamente i risparmiatori. Questo almeno è ciò che pesano le sparkasse tedesche, assieme a molti altri esponenti della comunità finanziaria della Germania (e non solo). Capire il perché di questa posizione non è difficile. Basta vedere quanto rendono oggi i conti di deposito, in cui tanti italiani hanno parcheggiato la propria liquidità negli anni scorsi. Anche scegliendo i prodotti più redditizi, si ottiene una manciata di interessi di appena l'1,5 o il 2% lordo annuo, che scende all'1,1-1,45% al netto delle tasse. Sembrano passati anni luce, dunque, da quando i migliori conti di deposito offrivano un tasso di oltre il 3 o 4% ogni 12 mesi. L'inabissarsi dei rendimenti è legato ovviamente proprio ai ripetuti tagli al costo del denaro effettuati Bce, che impedisce di fatto alle banche di offrire interessi più cospicui sui depositi della clientela.

Cos'è il Qe, il quantitative easing della Bce

Ma i tassi a zero o sotto zero non danneggiano soltanto chi possiede un conto di deposito. L'abbassamento dei saggi d'interesse e il quantitative easing della Bce hanno fatto calare a picco pure i rendimenti dei titoli di stato di tutta l'Eurozona, non senza conseguenze sul portafoglio degli investitori (piccoli e grandi) che li acquistano. Tra questi, ci sono per esempio i fondi pensione e le compagnie assicurative che gestiscono le polizze sulla vita, soprattutto quelle dal profilo prudente e dal capitale garantito (le cosiddette Gestioni Separate). Quest'ultime, che ogni anno fanno incetta di Buoni del Tesoro come i Btp, si stanno dunque mettendo in pancia dei titoli che rendono poco o nulla in termini di interessi. Sarà dunque difficile, per le polizze sulla vita, garantire in futuro agli assicurati dei rendimenti cospicui o in linea con il 2-3% ottenuto in tempi recenti. E così, a rimetterci maggiormente sarà chi investe solitamente in questi prodotti, oppure nei fondi pensione obbligazionari o nei conti di deposito. Si tratta di risparmiatori che hanno un profilo assai prudente e che, a torto o a ragione, vanno a caccia di una rendita sicura e non vogliono mai avventurarsi tra le insidie dei mercati finanziari.

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