Banche italiane: ecco ora chi le controlla

Francesi, fondi americani e arabi: approfittando del crollo delle quotazioni in Borsa nel 2016 hanno messo le mani sui principali istituti di credito

Unicredit-sede

Il palazzo Hall Unicredit in piazza Gae Aulenti a Milano, 11 febbraio 2014. – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

Massimo Morici

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Passato un 2016 infernale, tra bail-in, crollo delle quotazioni a Piazza Affari  (-36% l’indice settoriale a fronte del -7% toccato dal FTSE MIB, il principale indice di Borsa Italiana), cessioni di crediti deteriorati ancora in pancia e aumenti di capitale, le banche italiane si risvegliano alla fine del primo trimestre con nuovi padroni che entrano nelle stanze dei bottoni accanto ai vecchi, le Fondazioni.

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Le due grandi
Dopo il maxi-aumento di capitale da 13 miliardi di euro chiuso a febbraio, la compagine azionaria di UniCredit, prima banca italiana per asset, è cambiata radicalmente.

Sparite le Fondazioni Crt e Cariverona, entrambe diluite sotto il 2% (in tutto questi enti ora controllano solo il 5,62% della banca), tra gli azionisti rilevanti con una percentuale superiore al 5% al 21 aprile, come risulta dal sito corporate della banca milanese, risultava solo Aabar, il fondo sovrano di Abu Dhabi, con il 5,038% del capitale.

E chi sono i nuovi padroni in Piazza Gae Aulenti? Per farsi un’idea bisogna guardare la composizione per tipologia e per provenienza geografica dei soci, che ora sono in gran parte istituzionali (62%), cioè fondi di investimento e banche d'affari straniere. I fondi sovrani hanno in mano il 10,52% della banca (la metà di questa percentuale è in mano agli emiri, gli altri ai fondi sovrani di Norvegia e Libia), gli investitori privati retail il 13,22%, mentre l’8,74% è in mano ad altri soci, tra cui le holding.

Se guardiamo al passaporto, possiamo dire che UniCredit è diventata una banca americana: il 49% dei soci (in gran parte fondi e banche d’affari) provengono dagli Stati Uniti d’America, il 17% dal Regno Unito, il 22% dall’Europa e il 10% dalle altri parti del mondo. E gli italiani? Sono solo il 2%.

Difficile sapere, però, il nome dei nuovi azionisti: con una quota compresa tra il 3 e 5% i soci sono esentati dalla normativa a comunicare la loro partecipazione. Stando alle ultime comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti, con una quota superiore al 5% c'è di sicuro anche Capital Research (Capital Group), grande fondo di investimento di Los Angeles, che era presente con una quota simile anche nell'azionariato pre-aumento.

Più tradizionale è l’azionariato della seconda banca italiana per asset, Intesa Sanpaolo, che vanta tra gli azionisti rilevanti le Assicurazioni Generali. Trieste, tuttavia, sarebbe pronta a dismettere la propria quota del 3,408%, come annunciato di recente dal ceo Philippe Donnet, incrementata a inizio anno in via difensiva quando si vociferava di una possibile scalata di Ca’ de Sass.

Gli altri italiani al comando sono la Compagnia di San Paolo (9,888%), la Fondazione Cariplo (4,680%) e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (4,180%) - dati Consob al 25 aprile. La parte restante, circa il 78%, è in mano al mercato, ma la banca non ha specificato la provenienza e tipologia.

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Arrivano i francesi
Dal primo gennaio, quando è nata la banca frutto della fusione della Popolare di Milano con la veronese Banco Popolare, il Banco BPM è la terza banca per asset. Tra gli azionisti rilevanti, il fondo sovrano della Norvegia ha comunicato una partecipazione di 3,212%.

UBI Banca, invece, è controllata da due fondazioni, Fondazione Banca del Monte di Lombardia (5,208%) e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (5,910%). Con una quota superiore al 5% (dati al 25 aprile), spicca anche il fondo di investimento britannico Silchester International Investors (5,123%).

Eclissata la Fondazione, Banca Mps ora presenta due soci rilevanti: lo Stato, tramite il Ministero dell’Economia, con il 4,024%, e le assicurazioni francesi AXA, partner storico di Siena nel business della bancassicurazione, con il 3,170%. Bper ha due soci rilevanti: la Fondazione di Sardegna (3,021%) e Finsoe, la holding delle coop rosse (Legacoop) che controlla anche UnipolSai (5,010%).

Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana, è controllata da circa 46mila soci che rappresentano il 31% del capitale e riuniti in un patto di sindacato. Gli altri soci rilevanti, al 25 aprile (ultimo aggiornamento Consob), sono UniCredit (8,697%), il finanziere bretone Vincent Bolloré (5,029%) e il gruppo Mediolanum (3,34%). Quanto a BNL e Cariparma, sono controllate da anni da due importanti gruppi finanziari francesi: la prima da BNP Paribas e la seconda da Credit Agricole.

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