Soldi

Aprire un conto corrente all’estero, cosa fare

Istruzioni per l'uso per portare i propri soldi in una banca fuori dall’Italia, rispettando la legge

banca-australiana

Andrea Telara

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In Svizzera o in Germania? In Gran Bretagna o negli Stati Uniti? Qualunque sia la meta di destinazione, aprire un conto corrente all’estero non è di per sé un’operazione difficile. Molti italiani ci hanno già pensato, soprattutto durante l’ultimo braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione Europea riguardo alla manovra di bilancio, che ha fatto aleggiare lo spettro di un’uscita del nostro Paese dall’Unione Monetaria. 

Ora l’Italia e l’Europa hanno raggiunto un’intesa sul livello di deficit e le paure sono tutte rientrate. Ma la sostanza la sostanza non cambia. Chi vuole portare un po’ di soldi oltreconfine, per necessità personali o per diversificare il rischio, può farlo senza particolari problemi, purché rispetti alcune regole sul monitoraggio fiscale e contro l’evasione. 

Libertà di espatrio

Per legge, i soldi sono sempre considerati un bene personale che ognuno può portare dove vuole, sempre che si tratti di somme di provenienza lecita. La prima avvertenza da tenere a mente è che le giacenze medie detenute su un conto corrente estero devono essere  riportate nel quadro Rw della dichiarazione dei redditi. Per chi ha la residenza fiscale in Italia (cioè trascorre nella Penisola più di 6 mesi all’anno), ci sono poi le tasse da pagare.

Sugli interessi incassati,  grava il normale prelievo del 26% che colpisce gran parte delle rendite finanziarie. Inoltre, non va dimenticato che le attività finanziarie detenute oltreconfine sono soggette a una tassa che si chiama ivafe ed è l’equivalente dell’imposta di bollo applicata in Italia. Per i soli conti correnti è pari a 34,2 euro,  con esenzione totale per i depositi sotto i 5mila euro. 

Cosa fare

Fatte queste premesse,  si può passare all’azione cercando una banca di appoggio. A chi  non vuole intoppi burocratici, viene di solito consigliato di rivolgersi alla filiale di istituto che ha sportelli sia in Italia che nel paese di destinazione. In tutta la Pensiola, ci sono infatti decine di gruppi creditizi di origine straniera e anche le maggiori banche italiane hanno una vasta presenza internazionale. 

Scegliendo questa soluzione, sarà la banca stessa ad aiutare il cliente nell’apertura di un conto all’estero e nel trasferimento delle giacenze oltreconfine. Di solito, i risparmiatori più facoltosi che vogliono portare fuori dal Paese una ricchezza milionaria si rivolgono a strutture un po’ più complesse come le società fiduciarie, alla quali viene conferito il capitale. Sarà la stessa fiduciaria a effettuare poi tutte le operazioni di “espatrio” dei soldi e a curare gli adempimenti fiscali ogni anno. 

Diritto di conto 

Chi sceglie invece il fai da te, può rivolgersi direttamente a una banca nel paese estero. Chi ha la possibilità di recarsi fisicamente allo sportello, deve soltanto  portare con sé un documento d’identità valido. Altrimenti, può tentare con la procedura online e l’invio per posta e via mail di tutti i  documenti. In teoria, dopo aver fatto le opportune verifiche sulla provenienza lecita delle somme di denaro, non ci sono particolari motivi per cui una filiale estera debba rifiutare un correntista italiano. 

Diversi istituti (per esempio in Svizzera)  di solito chiedono alla clientela una giacenza minima. E non è da escludere che, se il cliente è poco facoltoso, vi siano banche che facciano ostruzionismo. A questo proposito, va ricordato che le regole nell’Unione Europea stabiliscono il diritto di ogni cittadino comunitario di poter aprire in ciascun paese Ue almeno un conto corrente di base. Si tratta di un deposito in cui si può eseguire un numero limitato di operazioni, cioè esclusivamente i prelievi e i versamenti, senza mai andare in rosso sulle giacenze.

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