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Economia

Siria, le conseguenze economiche della guerra

Il conflitto e il territorio conquistato dall'ISIS stanno mettendo a dura prova Damasco tra svalutazione della moneta, tasse e crollo delle esportazioni

di LookoutNews

Gli oltre quattro anni di guerra civile e la perdita di un terzo del territorio nazionale finito sotto il controllo dello Stato Islamico, stanno distruggendo ciò che resta dell’economia siriana.

Al bilancio sempre più pesante delle vittime (oltre 250mila) e degli sfollati (più di quattro milioni), si somma una recessione che appare ormai irreversibile, nonostante gli aiuti finanziari garantiti negli ultimi anni al governo del presidente Bashar Assad dai suoi due principali alleati, Iran e Russia.

Gli ultimi dati del 2015 descrivono uno scenario economico in progressivo disfacimento, il cui emblema è la debolezza della moneta nazionale, la sterlina siriana, scesa negli ultimi quattro anni nel rapporto con il dollaro dal cambio 60 a 1 all’attuale 220 a 1, con il rischio di un ulteriore crollo nel 2016.

Il tesoro energetico siriano, che prima dell’inizio della guerra garantiva un totale tra entrate dirette e indirette pari a 58 miliardi di dollari, oggi vede scendere vertiginosamente la produzione dei barili di greggio (da 380.000 a 9.688), quella dei prodotti derivati dal petrolio (da 112.000 barili al giorno del 2014 a 80.000 del 2015), così come la produzione di gas (da 27 a 12 milioni di metri cubi al giorno dall’inizio del conflitto).

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Nuove tasse per i cittadini
In queste condizioni le previsioni per il 2016 non possono che essere negative. Il livello del debito pubblico al 31% registrato nel 2015 dovrebbe essere contenuto. Il problema sarà però l’ulteriore taglio della spesa pubblica e l’aumento delle tasse per i cittadini. Il governo centrale ha ordinato a tutte le amministrazioni locali di ridurre il consumo di energia del 30% e di licenziare tutti i dipendenti assunti con contratti temporanei.

Bombardamenti su Ghouta, Siria14 dicembre 2015. Un uomo di nome Abu Mohammed, ricoperto di polvere da esplosione, cammina nella sua casa colpita dai bombardamenti lanciati dalle forze del regime sulla città di al- Nashabiyah, nella regione di Ghouta, una roccaforte dei ribelli situata a est della capitale Damasco.AMER ALMOHIBANY/AFP/Getty Images

La società statale che gestisce le telecomunicazioni e che possiede il monopolio sulla rete fissa, ha raddoppiato il canone mensile ai 4,5 milioni di abbonati. Questa misura dovrebbe garantire il ricavo di circa 10,8 miliardi di sterline siriane (circa 308 milioni di dollari), ma è una previsione da rivedere al ribasso poiché non tiene conto del fatto che almeno il 40% delle infrastrutture è stato gravemente danneggiato o distrutto dai combattimenti.
Anche lo shawarma, popolare piatto mediorientale cucinato con carne speziata alla griglia tagliata a fettine sottili, è stato tassato e il suo prezzo è aumentato del 10% (da 200 a 220 sterline siriane). A ciò si aggiungono l’aumento del prezzo del pane, dell’acqua e dell’elettricità, nuovi aumenti di imposte tra le 500 e le 1.000 sterline siriane per chi è proprietario di abitazioni o locali, tasse sui ristoranti in base alla capienza e sulle pratiche di rilascio o rinnovo dei passaporti. Inoltre, sono state tassate le importazioni dall’estero per favorire l’acquisto di materie prime interne, ad esempio quelle utili per la produzione di latticini, cibi in scatola, medicinali, detergenti e prodotti tessili.
 
Nonostante questi sforzi, con la guerra in corso per le finanze del regime siriano si prospetta una lenta e inesorabile agonia. “Lo Stato sarà costretto a tagliare ulteriormente la spesa – conclude Jihad Yazigi – e dal momento che non può toccare le spese militari, diminuirà i servizi per il pubblico. La gente diventerà sempre più povera e chi non avrà più la possibilità di attingere ai propri risparmi dovrà trovare il modo di emigrare”.

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Una donna siriana tiene tra le braccia le sue due bambine di 10 giorni a Marj al-Sultan, a est di of Damasco

A peggiorare la situazione sono le sanzioni sulle esportazioni imposte dalla comunità internazionale e il conseguente prosciugamento delle riserve dello Stato (nel 2011 erano stimate in circa 18 miliardi di dollari), che il governo destina in larga parte alla guerra per il mantenimento del controllo della fascia costiera e dell’area attorno alla capitale Damasco.

Jihad Yazigi, caporedattore della rivista economica on line The Syria Report, ha sintetizzato la situazione economica del Paese su Middle East On Line. “Il regime siriano possiede sempre meno valuta estera – spiega -, i ricavi si stanno prosciugando, lo sforzo bellico è sempre più difficile da sopportare e i due principali sostenitori di Assad, Russia e Iran, stanno avendo i loro problemi finanziari da risolvere”.
 
La crisi energetica
Al netto delle accuse secondo cui Damasco acquisterebbe direttamente petrolio e gas dallo Stato Islamico, è innegabile che il regime siriano stia soffrendo la perdita dei giacimenti situati nella orientale del Paese, verso il confine con l’Iraq, finiti sotto il controllo di ISIS.

Il mercato ddi benzina e petrolio in Siria

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Damasco: un venditore di benzina in un angolo della strada - aprile 2015
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