Shanghai crea una zona di libero scambio all'interno della Cina

Pechino vuole recuperare investimenti e competitività con un pacchetto di vantaggi commerciali e finanziari che non ha precedenti

Uno scorcio di Pudong (Credits: Feng Li/Getty Images)

Claudia Astarita

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Pechino sottolinea da tempo la necessità di trasformare Shanghai nella metropoli di punta della finanza cinese, vale a dire in un centro commerciale e finanziario in grado di superare in appeal e benefit offerti anche la scintillante Hong Kong. Una volta raggiunto questo obiettivo, il Partito comunista cinese potrà ritenersi soddisfatto e limitarsi ad attendere con impazienza e compiacimento il momento in cui la Cina supererà l'America nella classifica delle principali economie del pianeta. O almeno questo è quello che scrive la stampa locale più vicina al regime.

Ebbene, in poco tempo l'idea del sindaco Yang Xiong di creare un'area di libero scambio nel quartiere di Pudong, a Shanghai, è diventata realtà. E non è da escludere che, qualora consegua il successo sperato, questo esperimento non venga riprodotto in altre zone della Repubblica popolare.

Cosa significa esattamente trasformare un angolo di questa immensa megalopoli in un centro commerciale internazionale? A cosa servono questi ventotto chilometri quadrati di territorio sperimentale? Come verranno regolati? Chi ne potrà trarre vantaggi, e quali? Per capire tutto questo è necessario andare a spulciare i dettagli del progetto pilota che il Governo centrale ha finalmente deciso di appoggiare.

I due obiettivi principali sono trovare un altro modo per rilanciare la crescita della Cina , e spostare l'attenzione, gli investimenti, e le opportunità economiche e finanziarie da Hong Kong a Shanghai. Per riuscirci, il sindaco Yang Xiong ha definito un piano di battaglia particolarmente aggressivo. Dando vita a un tipo di area di libero scambio inedita, che abbatterà tariffe e cavilli burocratici sostituendoli con agevolazioni fiscali e incentivi di altro tipo all'interno di un unico paese. 

Nello specifico, l'area di libero scambio Shanghai-Pudong, quello che fino a ieri era considerato il quartiere più nuovo e all'avanguardia della metropoli, offrirà la possibilità di effettuare finanziamenti offshore denominati in moneta estera (manovra che consentirebbe agli operatori di attivare conti bancari che di fatto sarebbero esenti da supervisione e regolamentazione da parte delle autorità bancarie locali), finanziamenti transfrontalieri e pagamenti in varie monete per operazioni commerciali internazionali.

A questo vantaggi ne se aggiungono altri di natura prettamente commerciale, perché produzioni di vario genere potrebbero entrare nella nuova area di libero scambio per essere assemblate o sottoposte ad altri tipi di lavorazioni e poi esportare senza la necessità di pagare alcuna imposta o dazio.

Quindi insomma, questo hub commerciale e finanziario che potrebbe essere via via ampliato al punto da raggiungere dimensioni enormi. Cui già oggi cinesi e stranieri guardano con estremo interesse. Sempre pronti ad approfittare delle iniziative economiche più convenienti, e nella consapevolezza che, se progetti come questo verranno portate avanti anche in altre zone della Cina, quest'ultima potrebbe recuperare in fretta la competitività perduta negli anni della crisi economica.  

 

 

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