Semplificazioni, le imprese e il dilemma del tutor

Le aziende non hanno ancora ben chiaro quale sarà il ruolo di questo soggetto che dovrebbe velocizzare il disbrigo delle pratiche burocratiche

(Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Tra le novità rivolte alle aziende e contenute nel disegno di legge dedicato alle semplificazioni , di sicuro ha incuriosito più di tutte la nuova figura del tutor d’impresa. Nelle intenzioni del governo, dovrebbe trattarsi di un soggetto che la pubblica amministrazione mette a disposizione delle aziende per affiancarle nella burocrazia amministrativa e per velocizzare le pratiche. Secondo quanto contenuto testualmente nel provvedimento approvato ieri, al fine di migliorare i servizi amministrativi riguardanti le imprese e assicurare l'efficienza dell’attività amministrativa dunque, presso gli sportelli unici per le attività produttive, verrebbe istituita la figura del tutor d'impresa.

Il tutor, sempre secondo i progetti del governo, dovrebbe tra le altre cose assistere le imprese dall'avvio alla conclusione del procedimento, curando le informazioni concernenti la normativa applicabile e gli adempimenti richiesti per l'esercizio di attività produttive. Questo a dar retta alla lettera del disegno di legge. In pratica però nessuno si sbilancia nel giudicare quale ruolo effettivo avrà il tutor d’impresa e soprattutto se potranno esserci reali miglioramenti nel rapporto tra aziende e macchina amministrativa. Soprattutto tra le piccole e medie imprese prevale per il momento la volontà di non commentare un provvedimento che non solo non è ancora stato definitivamente messo a punto dal governo, ma dovrà comunque poi sottostare alla trafila delle votazioni parlamentari con tutte le modifiche che ne potranno venire.

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In linea di massima nel mondo delle Pmi si saluta comunque con favore ogni provvedimento il cui scopo è quello di diminuire gli adempimenti burocratici. Nel caso specifico però qualcuno fa notare che in effetti il carico amministrativo rimane invariato, solo che si cercherà di affrontarlo con più efficienza affidandosi al cosiddetto tutor. Una scelta che secondo qualcuno nasconde l’incapacità, o meglio forse l’impossibilità, di intervenire in maniera più radicale e decisiva sulle procedure burocratiche stesse. Insomma, piuttosto che cambiare le regole, si è deciso di mettere le aziende nelle mani di una sorta di “facilitatore” che dovrebbe conoscere a menadito la normativa e dovrebbe dunque accelerare i percorsi di approvazione di eventuali richieste.

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Altro elemento ancora poco chiaro è poi quello dell’eventuale inadempienza dei Comuni a nominare effettivamente la figura del tutor. In questo senso il ddl prevede già che nel caso a livello locale non si provveda ad istituire la figura del tutor, le imprese possano rivolgersi direttamente alle Regioni. Anche qui però, tra i piccoli imprenditori, prevale l’impressione che ancora non sia stato definito un percorso chiaro da seguire, anche solo per poter ottenere un primo approccio diretto con il tutor in questione. Rilievi importanti dei quali si spera il governo vorrà tenere conto,così come deputati e senatori che presto saranno chiamati a discutere il disegno di legge sulle semplificazioni.

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