Sblocca Italia, grandi opere tra dubbi e carenze di risorse

All’inizio si era parlato di fondi per 30 miliardi divenuti ora poco meno di 4. Si punta allora al varo di infrastrutture già finanziate, burocrazia permettendo

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Giuseppe Cordasco

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Un libro dei sogni diventato improvvisamente amara realtà. E’ quello che è accaduto ai progetti del governo in tema di grandi opere. Una voce, si badi bene, tra le più importanti contenute nel decreto Sblocca Italia e che all’inizio doveva pesare per una cifra pari a circa 30 miliardi di euro. Risorse su cui chiaramente in questo momento il governo non può contare. E allora, un bel bagno di umiltà, e una più realistica dotazione di circa 3,8 miliardi di euro, tra l’altro da spalmare in più anni. Unica consolazione quella che vede il premier Renzi puntare in questo modo a riattivare, sempre nei prossimi 12-18 mesi, investimenti complessivi per circa 10 miliardi di euro.

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Conviene allora provare, nel limite del possibile, a spulciare nella selva di progetti in campo al momento, per capire quali avranno reali speranze di realizzazione e su quali invece calerà una sorta di sipario, almeno provvisorio. Intanto un primo elemento significativo è riscontrabile nell’elenco di progetti che potranno beneficiare di una parte dei 3,8 miliardi sopra citati, segno evidente che si tratta di opere che si possono realmente ultimare. E allora si va ad esempio dai 200 milioni al terzo valico di Giovi in Liguria ai 90 milioni alla Verona-Padova, dai 270 milioni al nuovo traforo del Brennero ai 120 stanziati per il Quadrilatero Marche Umbria. E ancora 400 milioni per far partire alcuni lotti della Salerno-Reggio Calabria ancora fermi fino ai 50 milioni per la terza corsia della Venezia-Trieste.

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In tutti questi casi parliamo di finanziamenti che non andranno a coprire integralmente il costo complessivo dell’opera, ma si tratta di risorse che permetteranno però passi in avanti decisivi. Anche perché nuovi finanziamenti potrebbero arrivare anche dalla nuova Legge di stabilità, e quindi la prospettiva appare più che ottimistica. Restano sul tappeto invece altre opere, delle quali tra l’altro il presidente del Consiglio Renzi ha parlato direttamente. E’ il caso ad esempio dell’Alta capacità Napoli-Bari, il cui avvio dei cantieri si dovrebbe anticipare dal 2018 al 2015. In questo caso però molto dipenderà dai poteri che potrà avere il Commissario straordinario Michele Elia, attuale nuovo amministratore delegato delle Fs. E il tema degli impedimenti burocratici e amministrativi è un’altra delle ombre minacciose, insieme a quella ovvia dei finanziamenti, che si allunga su progetti frenati da mille lacci e lacciuoli a livello locale.

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In questo scenario rientra, come esempio principale, l’Alta capacità Torino-Lione, i cui lavori pure proseguono. E speranze minime di completamento, possono avere altre grandi opere attualmente in parte già cantierate: da citare ci sono ad esempio la Superstrada Rho-Monza, il Passante autostradale di Bologna, l’autostrada Livorno-Civitavecchia e le statali 131 e 291 in Sardegna. Assolutamente da dimenticare, almeno per il momento, sono invece altri progetti che per ora non hanno alcuna possibilità di essere cantierabili. In questo senso l’esempio più clamoroso è quello dell’autostrada Orte-Mestre, che da sola dovrebbe assorbire risorse per 10,4 miliardi di euro, un investimento di tali dimensioni che, data la carenza attuale di fondi, ne mette in dubbio la stessa realizzabilità.

LA SCOMMESSA DI RENZI

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