Sanità e spending review: i difficili tagli di Renzi

Il premier chiede al ministro Lorenzin di ridurre i costi del 3%. Ma le spese per la Salute sono già sotto torchio da anni e non sarà facile limarle ancora. Ecco perché

Il premier Matteo Renzi e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – Credits: Claudio Peri/Ansa

Andrea Telara

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I giornali parlano già di un “braccio di ferro” o di un vero e proprio “corpo a corpo” tra il premier Matteo Renzi e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. La materia del contendere sono i possibili tagli alla sanità, che il governo vorrebbe attuare nell'ambito della spending review, il programma di revisione della spesa destinato a generare nel 2015 un risparmio di 20 miliardi di euro per le casse dello stato.

Il presidente del consiglio vuole che ogni ministero riesca a dare una sforbiciata di almeno il 3% al proprio budget, escludendo però alcune voci un po' delicate come le pensioni. Secondo Renzi e il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, i tagli possono dunque abbattersi anche sulla sanità che, dopo le pensioni e assieme ai costi del personale, è una delle maggiori voci della spesa pubblica made in Italy. Il ministro Lorenzin è già però sul piede di guerra perché non ci sta a restringere ancora i cordoni della borsa. Se i tagli interesseranno soltanto i costi della macchina amministrativa e burocratica ministeriale, ha fatto sapere Lorenzin, la sua disponibilità sarà piena. Se invece il premier vuole dare una sforbiciata alle risorse del Fondo Sanitario Nazionale, che servono per finanziare l'assistenza ai cittadini, allora ci sarà davvero un braccio di ferro.

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Limitando i tagli alle sole spese del ministero, però, Renzi e Padoan potranno recuperare davvero pochi “spiccioli”. La cifra in ballo, secondo le stime più accreditate, sarebbe infatti attorno ai 40-50 milioni di euro. Attingendo al Fondo Sanitario Nazionale, che costa quasi 110 miliardi di euro all'anno, si possono recuperare in teoria molti soldi. Soltanto un taglio del 3% per esempio, frutterebbe alle casse dello stato un tesoretto di 3 miliardi di di euro: una cifra che, secondo le indiscrezioni che circolano, sarebbe stata proprio fissata come obiettivo dal premier. Peccato, però, che parecchie voci di spesa siano difficilmente comprimibili, a meno che non si voglia tagliare anche qualche prestazione assistenziale.

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Per rendersene conto, basta analizzare la composizione delle uscite del Fondo Sanitario aggiornata al 2013 (dati della Corte dei Conti). Su 109 miliardi di spese, oltre 33 miliardi sono rappresentati dagli stipendi del personale dipendente, che sono già bloccati da anni. Poi ci sono altre voci che, già dal 2010, hanno subito delle consistenti limature. E' il caso dell'assistenza medica (generica e specialistica) che, sempre nel 2013, è costata circa 11,4 miliardi di euro, con un calo dello 0,6-0,7% rispetto al 2012. Ancor più consistente è stata la riduzione delle spese per i farmaci che ammontavano a 10,9 miliardi nel 2010 e sono scese a 8,6 miliardi lo scorso anno.

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Dunque, visto che la coperta è già corta, dove andrà a prendere i soldi il governo? Nel piano per la spending review presentato nei mesi scorsi dal commissario Cottarelli, si ipotizzava un risparmio di 2,3 miliardi per l'acquisto di beni e servizi. Sono cifre che interessano la sanità ma che includono anche, è bene ricordarlo, molti altri ministeri. Siamo dunque ben lontani da 3 miliardi di cui si parla in questi giorni e che Renzi, secondo le ricostruzioni di stampa, vorrebbe tagliare al ministro Lorenzin.

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