Sanità e conti pubblici: perché Monti ha lanciato l'allarme

Negli ultimi 20 anni, la spesa per l'assistenza è più che raddoppiata e crescerà del 150% entro il 2050

Il premier Mario Monti e il ministro della Salute, Renato Balduzzi (Credits:Mauro Scrobogna/LaPresse)

Andrea Telara

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I soldi pubblici, prima o poi, non basteranno più e occorrono nuove fonti di finanziamento per la sanità. E' questo, in sostanza, il messaggio lanciato ieri dal premier Mario Monti , che ha toccato un tema scottante: la spesa per la salute, cioè un argomento capace di riscaldare subito gli animi della politica e di innescare le reazioni del mondo sindacale, in primis della Cgil . Il sistema sanitario nazionale (Ssn), che garantisce servizi universali a quasi tutti i cittadini, è indubbiamente il fiore all'occhiello del welfare italiano che in altri campi (come l'assistenza alla disoccupazione) presenta invece molte falle.

LA SANITA' E LA SPENDING REVIEW

Tuttavia, non si può dire che le parole del presidente del consiglio siano completamente campate in aria. Per rendersene conto, basta vedere come è cresciuta negli ultimi 20 anni la spesa sanitaria e come, con ogni probabilità, si evolverà nei prossimi decenni, secondo le previsioni delle società di ricerca.

PIU' DI 110 MILIARDI ALL'ANNO.

Oggi l'Italia spende per la sanità una cifra attorno ai 113 miliardi di euro, meno di 2mila euro per ogni cittadino. In valore assoluto, sono cifre elevatissime ma, in rapporto al Pil, ammontano a poco più del 7%: una quota inferiore di oltre 2 punti rispetto alla media dei paesi Ocse (9,6%). Inoltre, va sottolineato pure che il nostro paese, dal 2009 in poi, è stato abbastanza virtuoso nel contenere i costi, mantenendo la spesa per la salute, che non è facilmente comprimibile,  inchiodata attorno alla soglia dei 7 punti percentuali del Pil. Il disavanzo dell'Ssn (cioè la differenza tra la spesa effettiva e il finanziamento programmato dal governo) si è invece addirittura dimezzato, passando dallo 0,23% del Pil registrato nel 2008 allo 0,11% di fine 2011, corrispondente a poco meno di 1,8 miliardi di euro.

I CONTI DELLA SANITA'

I conti della sanità pubblica, insomma, per adesso sono sostanzialmente in ordine, a parte i casi di qualche regione un po' troppo spendacciona e gli sprechi che si registrano in alcune strutture, su tutto il territorio nazionale. A preoccupare il premier, però, è la dinamica di lungo periodo dei costi per la salute. Negli ultimi 20 anni, infatti, la spesa dell'Ssn è più che raddoppiata: dai 49,6 miliardi di euro del 1992 si è passati agli oltre 110 miliardi dei giorni nostri. Anche l'incidenza sul Pil è cresciuta di quasi un punto, dal 6,3 al 7,1%, dopo una lunga parentesi in calo nella seconda metà degli anni '90, quando era stato toccato un minimo di quasi il 5%.

L'IMPENNATA DELLA SPESA.

Guardando al futuro, poi, c'è ben poco da rallegrarsi. La popolazione italiana invecchia, le cure diventano sempre più costose e, nei prossimi 40 anni, la spesa sanitaria nazionale dovrebbe più che raddoppiare, passando da 110 a oltre 280 miliardi di euro nel 2050, che corrisponderanno ad almeno il 9,6% del Pil, sempre che l'economia italiana cresca a ritmi accettabili. A dirlo, sono le stime elaborate da una importante realtà della consulenza d'impresa come European House Ambrosetti, che ha messo in evidenza anche alcune variabili che possono far lievitare ulteriormente i costi dell'Ssn. Si tratta del rischio epidempiologico, cioè la progressiva diffusione di malattie legate agli stili di vita contemporanei e a una sbagliata alimentazione ipercalorica. E' il caso del diabete, di cui nel 2050 soffriranno almeno 5 milioni di nostri connazionali. Poiché un paziente diabetico costa al servizio sanitario almeno 3.600 euro l'anno, in 40 anni la diffusione di questa patologia potrebbe portare la spesa complessiva per la salute attorno al 10% del Pil, anziché al 9,6% stimato.

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