Economia

San Carlo: perché la famiglia è in guerra

I due figli maschi del patron dell'azienda che produce snack salati accusano la sorella di circonvenzione di incapace

san carlo

Barbara Massaro

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E' già stata battezzata "La guerra delle patatine" la battaglia legale tra i figli di Vittorio Vitalone, 83 anni, patron dell'azienda San Carlo, il colosso italiano degli snack salati da 315 milioni di fatturato l'anno.

Cosa è successo

Francesco e Michele Vitaloni, i due figli maschi di Vittorio, avevano, infatti, citato in giudizio la sorella Susanna accusandola di circonvenzione d'incapace e addirittura di violenza privata.

Secondo i due la sorella avrebbe manipolato il padre per cambiare gli assetti azionari dell'azienda di famiglia a suo vantaggio.

I fatti risalgono a un paio di anni fa: il 16 marzo 2016 l'anziano patrono di un brand alimentare che detiene il 60% del mercato italiano del settore, aveva regalato a ciascuno dei 3 figli il 15% delle azioni dell'azienda.

Il 21 ottobre dello stesso anno, però, Vittorio Vitalone ha donato la nuda proprietà di un ulteriore 35,04% di azioni all'unica figlia femmina, Susanna, concedendole così la maggioranza (50,04%) del controllo di Unichips Finanziaria spa, holding a sua volta controllante il 100% di San Carlo Gruppo Alimentare spa e gli altri marchi Pai, Flodor, Crecs, Highlander, Autentica Trattoria, Wacko’s.

Quali sono le accuse

Tra marzo e ottobre di quell'anno era deceduta la moglie di Vitalone e secondo Francesco e Michele questo evento avrebbe choccato il padre già provato da un ictus che aveva subitonel 2015 e Susanna si sarebbe approfittata dello stato precario di salute del padre per portarlo alla convinzione che lei sarebbe stata la migliore guida per l'azienda di famiglia.

L'esposto era datato 17 luglio 2017 e del caso se ne è occupato il Tribunale civile di Milano che, dopo un anno, ha dato per ora ragione a Vittorio Vitalone e la figlia.

Il giudice ha, inoltre, rigettato la richiesta dei due maschi di famiglia di assumere un amministratore di sostegno visto che dopo aver ascoltato un buon numero di testimoni tra i quali, oltre ai diretti interessati e ai rispettivi consulenti economici, anche infermieri, fisioterapisti, domestici e autisti la Procura ha archiviato il caso ritenendo che non ci siano gli estremi per considerare Vottorio Vitalone non in grado di intendere e volere

Parenti serpenti

I rapporti in famiglia sono anni che vanno lentamente sgretolandosi al punto che i due fratelli non parlano più né con Susanna né col padre e secondo Francesco e Michele la colpa di questo odio che è andato crescendo sarebbe proprio di Susanna da sempre "viziata" dal padre.

In realtà già in un testamento pre-ictus, nel 2015, Vittorio Vitalone aveva dato disposizioni chiare a favore della figlia che ritiene essere la migliore erede alla guida dell'azienda fondata nel 1936 dal padre di Vittorio, Francesco.

Nel giugno del 2017, inoltre, il patron del brand aveva fatto causa ai due figli maschi chiedendo loro un rimborso da 16,5 milioni di euro per essersi resi inadempienti rispetto al patto di sindacato per la loro condotta durante un'assemblea societaria. Il contenzioso è ancora aperto anche se Francesco e Michele sperano che il padre ritiri le accuse visto che loro hanno rinunciato a procedere sul fronte della richiesta di un amministratore di sostegno.

Ormai, quindi, le tre parti si parlano solo tramite avvocati e hanno smosso gli studi legali più prestigiosi d'Italia per avere la meglio sull'altra fetta di famiglia.

Una faida tra parenti serpenti che nasconde antiche gelosie, rancori e odi ma che in realtà ruota intorno a quei 315 milioni di fatturato annuo che fanno gola a tutti.

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