Ocse, lavoro, Imu: i messaggi all'Italia

Presentati i dati sul nostro Paese e gli interventi da adottare. L'emergenza, anche per l'organizzazione internazionale, sono le imposte sul lavoro

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni con il Presidente del Consiglio Enrico Letta (Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica)

Ilaria Molinari

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"Ce la metteremo tutta" ha detto il neo ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni sulla possibilità per l'Italia di uscire dalla crisi già nel 2013. Ma chissà se, in realtà, lo pensa davvero. Di una cosa, però sembra essere convinto: puntare sulla crescita e meno sulle politiche di austerity.

Ora bisogna vedere da dove comincerà: se dall'Imu, come suggeriscono i contrasti politici, o dalle tasse sul lavoro, come invece ha indicato perentoriamente proprio oggi Pier Carlo Padoan, capo economista dell'Ocse a margine della presentazione del rapporto sullo stato di salute dell'economia italiana: "Considerando che il forte vincolo di bilancio dell'Italia va rispettato, bisogna stabilire delle priorità. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorità indicate dal Governo sia la riduzione delle imposte sul lavoro. Altre scelte si potranno fare più avanti e andranno garantite le coperture". Sulla stessa linea il segretario generale Angel Gurria che ha detto: " È la tendenza generale nel mondo e nei paesi Ocse quella di tagliare le tasse sulle imprese e sul lavoro compensando con imposte sui consumi, su proprietà immobiliari e su emissioni di gas serra".

E se dovessero ancora una volta essere le organizzazioni internazionali a dettare l'agenda di riforme del Governo, il messaggio sembra abbastanza chiaro.

Ma partiamo dai numeri dell'Ocse sull'Italia.

- il rapporto debito/Pil salirà al 131,5% nel 2013 e ancora al 134,2% nel  2014. Quindi: "L'Italia rimane esposta ai cambiamenti improvvisi dell'umore dei mercati  finanziari. La priorità è quindi la riduzione ampia e prolungata del  debito pubblico..." perché in questo modo il Paese "... rimane esposto ai cambiamenti improvvisi dell'umore dei mercati  finanziari". Parola di Ocse.

- il rapporto deficit/Pil sfonderà di nuovo la soglia  del 3% quest'anno e il prossimo, toccando prima il 3,3% e poi il  3,8%. Quindi (sempre parola di Ocse) "è impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell'imposizione" in Italia. È possibile invece "l'eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile e quindi un ritocco delle aliquote marginali senza impatto sulle entrate". Di certo, ha detto Padoan,"se il rapporto deficit/pil non scende sotto il 3% sarà necessaria una nuova manovra correttiva".

Sui numeri Saccomanni ha risposto sottolineando come non tengano conto "dell'impatto del decreto per la restituzione dei debiti della Pubblica Amministrazione che riducono il debito, mentre quando al rapporto deficit/Pil Saccomanni è sicuro che metta il Paese nelle "condizioni di consentire che l'Europa chiuda la procedura per deficit eccessivo nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo a inizio giugno". Un passo che libererebbe 12 miliardi di cofinanziamenti Ue per il nostro Paese grazie all'allentamento del vincolo del Patto di stabilità interno per i cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari che sono ancora da spendere per il periodo 2013-2015.

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