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Economia

Russia: le sanzioni Ue potrebbero pesare per il 9% sul pil

Secondo il FMI se resteranno in atto, le restrizioni economiche potrebbero affossare la crescita russa

Nel medio termine la Russia potrebbe perdere il 9% del Pil se le sanzioni imposte dall'occidente così come le misure adottate in risposta dal Cremlino resteranno in atto. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel rapporto Articolo IV. Secondo l'istituto di Washington, la ripresa dell'economia russa potrebbe essere meno rapida di quando il governo si aspetti proprio a causa delle sanzioni adottate contro Mosca per il suo ruolo a sostegno dei separatisti pro-Russia nei territori orientali nell'Est dell'Ucraina e per l'annessione della penisola di Crimea. "Shock esterni in aggiunta a debolezze strutturali preesistenti stanno certamente pesando sulle prospettive di crescita della Russia", dichiara nel rapporto Ernesto Ramirez Rigo, a capo della missione dell'Fmi in Russia.

Il Fondo stima che le sanzioni di Usa e Ue e le contro-sanzioni russe hanno inizialmente ridotto il Pil reale fino all'1,5%. Ma la perdita cumulativa del Pil nel medio termine potrebbe appunto arrivare al 9%. Secondo l'istituzione guidata da Christine Lagarde, le autorità economiche e finanziarie di Mosca hanno risposto bene nella gestione delle sanzioni e del calo dei prezzi del greggio - da cui l'economia dipende - controbilanciando gli shock esterni. Ma un peggioramento delle tensioni geopolitiche potrebbe alimentare la caduta del rublo, spingere al rialzo l'inflazione e la fuga dei capitali andando a pesare ulteriormente sulla domanda interna. L'Fmi ha lasciato invariate le sue stime per il 2015 aspettandosi una contrazione del 3,4% contro le stime di Mosca per un -3%. Nel lungo termine l'Fmi si aspetta una crescita "modesta" dell'1,5% all'anno a causa dei lenti progressi nell'implementare le riforme strutturali.

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