Russia: chi ci guadagna dalle sanzioni

Le disposizioni occidentali e la risposta di Mosca hanno i numeri per riscrivere gli equilibri geopolitici dall'Europa all'Asia

Il presidente russo Vladimir Putin – Credits: Alexei Nikolsky/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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Sanzioni uguale opportunità, è la tesi sostenuta dal magazine americano Foreign Affairs che dedica un articolo all’impatto allargato delle decisioni occidentali. Mentre le sanzioni comminate in seguito all’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines porteranno entro la fine dell’anno a una fuga di capitali dalla Russia stimata in cento miliardi di dollari, il rublo ha già perso l’11% del suo valore dal novembre dello scorso anno. Inoltre, le ultime misure prese dall’Occidente per contrastare l’ingresso di armi e soldati in Ucraina sembrano spingere il Paese verso la recessione. Ma per la Russia le cose non vanno così male come potrebbe apparire.

Il contro-bando imposto sulle importazioni di prodotti alimentari e agricoli provenienti dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea – che costerà all’Occidente qualcosa come 14 miliardi di dollari l’anno in mancate esportazioni e non solo - sta rafforzando la posizione di Mosca nella regione dell’Eurasia. Mosca, infatti, è pronta a intensificare i rapporti con gli stati limitrofi e con nuovi partner come la Turchia che si è affrettata a offrire i propri prodotti alla Russia. Una settimana dopo l’annuncio del bando da parte di Putin, infatti, ufficiali dell’agenzia che supervisiona l’agricoltura in Russia hanno visitato Ankara per negoziare l’incremento delle importazioni. Un altro esempio è rappresentato dal Tagikistan che si è detto pronto a moltiplicare per cinque le vendite di frutta e verdura alla Russia, mentre dal ministero dell’agricoltura del Kirghizistan arriva l’offerta di incrementare le esportazioni da 13,5 a 200 tonnellate per anno. Anche l’Armenia, l’Arzebaigian e l’Uzbekistan si sono candidati a compensare il deficit di derrate alimentari occidentali, un tempo preferite per qualità superiore e costo inferiore. 

Ma non finisce qui. Perché Paesi come la Bielorussia e il Kazakistan, con cui il Cremlino ha stretto accordi che eliminano i controlli doganali, sembrano intenzionati a non aderire al bando sui prodotti alimentari occidentali. Piuttosto, a quanto hanno lasciato intendere gli importatori, sarebbero interessati ad acquistare i prodotti occidentali per esportarli a loro volta, con piccole variazioni, in Russia. Tutte queste mosse potrebbe avere ripercussioni anche sulla politica americana nella regione: gli Stati Uniti, infatti, hanno lavorato per anni per orientare le economie dell’Asia centrale verso l’Afghanistan, l’India e il Pakistan, per incoraggiare l’indipendenza dell’Asia centrale dalla Russia. Le sanzioni e la risposta di Mosca, adesso, potranno avere un effetto gravitazionale su questi Paesi che saranno, dunque, attratti dalla cosiddetta Unione Economica dell’Eurasia degli ex stati sovietici, uno spazio definito non solo dall’economia, ma anche da politiche illiberali.  

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