Economia

Ronaldo alla Juve: affare del secolo (ma non ci guadagna tutta la Serie A)

Diritti tv già venduti fino al 2021, il rischio di un campionato senza competizione e la sfida che solo pochi (chi oltre a Suning?) possono raccogliere

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Giovanni Capuano

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Cristiano Ronaldo alla Juventus, ovvero come restituire al calcio italiano il centro della scena nell'estate più difficile. Quella dell'umiliante Mondiale osservato alla tv con la sensazione di essere finiti in fondo al trenino delle top league, meno ricchi e meno competitivi. Costretti a guardare gli altri che vincono.

Portare in Serie A il calciatore più vincente e mediaticamente global del mondo assomiglia all'operazione perfetta non solo per chi la fa (la Juventus), ma per inerzia anche per tutto il resto del movimento. Se la locomotrice di testa aumenta l'andatura - è il pensiero - anche gli altri vagoni saranno obbligati a correre di più.

E davvero così? L'intera Serie A beneficerà dell'arrivo di Ronaldo oppure si tratta di un fuoco fatuo destinato a spegnersi senza lasciare traccia nei conti e nel processo di crescita di un sistema che accusa un ritardo ormai decennale rispetto al contesto internazionale che lo circonda?

La risposta è che Ronaldo farà bene alla Juventus, che ha la forza e l'opportunità di prenderlo, ma agli altri resteranno le briciole. A meno che non ci sia qualcuno con la forza, i soldi e il progetto per agganciare la locomotiva che si stacca definitivamente dal treno della Serie A per marciare alla velocità del treno europeo.

Diritti tv, l'occasione persa

Ronaldo arriva in Italia nell'anno sbagliato. I diritti tv sono appena stati venduti fino al 2021 e hanno portato nelle casse dei club poco meno di 1,4 miliardi di euro a stagione tra diritti domestici (la partita chiusa con l'assegnazione a Sky e Perform dopo mesi di battaglia in tribunale) ed esteri dove, unica voce in attivo, il salto in avanti è stato notevole rispetto al passato.

La Serie A continua a crescere meno della concorrenza e il gap sarà congelato almeno per un triennio. Del resto l'esperienza francese ha dimostrato come la presenza nella Ligue1 della super potenza Psg con il suo carico di fuoriclasse non abbia direttamente portato a un incremento degli introiti che sono arrivati (+60% dal 2020) solo modificando il modello di business e dando spazio agli spagnoli di Mediapro e al loro modo di fare tv. Il tentativo non riuscito in Serie A.

La Liga, anche senza Ronaldo, continuerà a valere di più. La Premier League, pur in leggera contrazione (5,1 miliardi dal 2019 con un calo del 10%) rimane fuori concorso e, come spiegato analizzando i potenziali ricavi della Juventus nell'operazione Ronaldo, anche i bianconeri la sfrutteranno su altre voci del bilancio legate alle partnership commerciali e al valore del brand.

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Il giorno della presentazione di Ronaldo a Madrid - 6 luglio 2018 – Credits: Denis Doyle/Getty Images

Nuovi stadi, un ritardo (oggi) incolmabile

Ronaldo non potrà aiutare l'Italia nemmeno nell'altro tasto dolente del conto economico della Serie A: il ritardo infrastrutturale di un campionato in cui l'età media degli stadi è superiore al mezzo secolo e solo un top club (la solita Juventus) ha un impianto di proprietà e di nuova generazione.

Dal 2010 al 2017 in tutta Europa si sono costruiti o ristrutturati 139 nuovi stadi, spesso sfruttando il motore dell'assegnazione di Mondiali o Europei che noi abbiamo perso per strada un paio di volte. L'investimento complessivo è stato di 13,7 miliardi di euro e l'Italia ha recitato un ruolo marginale in quella che è stata la chiave strategica principale per aumentare i ricavi come dimostrato dallo studio Pwc-Figc che ha stimato in una forbice tra il 44 e il 47 per cento l'aumento di affluenza nel primo anno d'attività dei nuovi stadi.

Certo, Ronaldo farà vendere più biglietti e a un prezzo maggiore anche a tutte le società che lo ospiteranno nei propri vetusti catini, ma sono briciole. Nulla di più. Anche perché già storicamente la Juventus garantisce il tutto esaurito dove si sposta. Manca il contesto per cogliere appieno l'opportunità di sviluppo di tutto il sistema.

Chi può cogliere la sfida?

La realtà amara è che la Serie A procede spedita verso il suo destino di francesizzazione (Ligue1) e germanizzazione (Bundesliga). La Juventus corre con frequenze non accessibili al resto del gruppo e sarà difficile nel medio periodo immaginare un epilogo di campionato diverso da quello delle ultime sette stagioni, pur essendo sempre il campo a dare l'ultima risposta.

La Juve sarà ancor di più il Psg e il Bayern Monaco italiano, senza rivali apprezzabili e con la mission di entrare nell'elite dei più ricchi in Europa. Una superlega nella lega, qualcosa che va oltre anche allo stesso concetto di Champions League e che tiene insieme non più di 6-7 club: Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Psg e le due Manchester. Forse il Chelsea. E adesso la Juventus.

In Italia all'orizzonte si vede solo Suning con il suo progetto Inter. Ma dopo il risanamento dei conti e la chiusura del capitolo con l'Uefa, una volta consolidata la presenza nell'economicamente virtuosa Champions League, servirà il cambio di passo. Un altro Ronaldo? No. Un piano chiaro e mosse definitive per darsi uno stadio e delle attività che lo circondano e lo rendono profittevole da accompagnare alla crescita tecnica e competitiva della squadra.

Con il Milan al palo per le vicende societarie e la coppia Roma-Napoli che ha margini di crescita meno ampi (anche se una volta risolto il nodo stadio il club giallorosso avrebbe un vantaggio sulla concorrenza) il quadro è questo. Sconsolante ma feroce. La Juventus ha lavorato per se stessa, non per gli altri. Che, se si accontenteranno delle briciole lasciate dal tiranno, finiranno per vederla correre da sola verso il traguardo di una dimensione parallela e inaccessibile.

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