Economia

Quando le fusioni nel mondo auto non funzionano

Fca e Renault preparano un grande matrimonio. Ma anche se con Chrysler la Fiat ha fatto bene, a volte queste unioni sono un fallimento: ecco le loro storie

Guido Fontanelli

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Sulla carta la fusione tra Fca e Renault sembra un’ottima operazione: il nuovo gruppo avrebbe una presenza mondiale, che spazia dai marchi Jeep e Ram nel Nord America, Fiat e Renault in Sud America, Nissan e Mitsubishi in Asia e naturalmente Fiat e Renault in Europa. In più la gamma del colosso partirebbe dalle economiche Dacia per arrivare ai marchi premium di Alfa Romeo e Maserati e alle elettriche sviluppate da Renault e Nissan, leader di mercato. Molte sinergie e poche sovrapposizioni, dunque. E c’è anche da dire che la Fiat ha dimostrato con Chrysler di saper gestire in modo efficace una grande acquisizione internazionale, trasformandola in una storia di successo.
Ma quando queste mega-operazioni scendono dalla teoria alla pratica non sempre funzionano, come dimostrano i numerosi casi di insuccesso. E in questo caso c’è l’aggravante di una fusione alla pari, che rende le cose ancora più complicate: chi comanderà davvero, gli Agnelli o lo Stato francese? Ecco come sono sfumati alcuni grandi matrimoni nel settore delle quattro ruote.

Ford-Jaguar

Un esempio di come una casa mass-market può distruggere un marchio di lusso. Nel 1989 la Ford acquistò la Jaguar con l’obiettivo di fare concorrenza alle case tedesche premium. Ma gli americani fecero alcune scelte infelici: introdussero la trazione anteriore, un modello con molte parti della Mondeo, i motori diesel, addirittura una station wagon. Solo nella seconda parte degli anni Duemila la casa Usa risollevò la Jaguar grazie a un design più elegante. Ma alla fine la Ford gettò la spugna e vendette la società britannica all’indiana Tata, che proseguì il rinnovamento della gamma seguendo un design più moderno, già avviato sotto la gestione Ford, e lanciando i primi Suv tra cui uno elettrico.

General Motors-Saab

Nel 1990 la General Motors acquistò per 600 milioni di dollari il 51% della Saab Automobile, garantendosi anche l'opzione di rilevare le quote rimanenti entro dieci anni. E infatti nel 2000 la casa Usa comprò per 125 milioni di dollari il rimanente 49% delle quote di Saab. Come nel caso di Ford-Volvo (vedi più avanti), il tentativo di creare sinergie tra le due case danneggiò il prodotto Saab, snaturandone l’immagine: molti dei prodotti lanciati in quegli anni, spesso versioni di vetture Opel o Subaru rimarchiate, si rivelarono un fallimento. Nel 2008 la Gm mise in vendita la società svedese che, due anni dopo venne rilevata per 74 milioni di dollari dalla Spyker, specializzata in vetture sportive. Ma dopo qualche anno Saab cessò di esistere.

Bmw-Rover

Nel 1994 la British Aerospace cedette il gruppo Rover, alleato della giapponese Honda, ai tedeschi della Bmw. La Honda, contraria all’operazione, ruppe la joint venture con la casa inglese. Durante l'era Bmw, l'unico modello progettato con l'aiuto della casa bavarese fu la Rover 75. Nel 2000 la società tedesca decise di vendere la Rover a una cordata di investitori, mentre la Land Rover fu ceduta alla Ford (che in seguito la vendette all’indiana Tata). Bmw si è tenuto invece il marchio Mini.

Daimler-Chrysler

Era stata annunciata proprio come una fusione tra pari quella formata nel 1998 tra l’americana Chrysler Group e la tedesca Daimler-Benz. E fu un disastro. Le culture delle due aziende non si unirono, i tedeschi presero il comando con una certa arroganza e i prodotti nati dalla collaborazione tra le due case non ebbero il successo sperato. Dopo neppure dieci anni, nel 2007, Daimler si liberò della Chrysler vendendola a un gruppo di investitori. Nel 2008 la casa americana fu investita dalla crisi globale e fu salvata nel 2009 dalla Fiat.

Ford-Volvo

Nel 1999 la Ford acquistò per 6,45 miliardi di dollari la divisione auto della Volvo. Il gruppo Volvo (compresi anche i camion) era nel mirino della Fiat, ma l’attacco degli italiani non andò in porto. Sotto la gestione degli americani la casa svedese perse progressivamente appeal, venne snaturata e di conseguenza vide ridursi le quote di mercato. Dieci anni dopo l’acquisizione, nel 2009, la Ford cedette la casa svedese per 1,8 miliardi di dollari ai cinesi di Geely, che sono riusciti a ridarle slancio e restituirle il prestigio perduto.

Fiat-General Motors

Nel 2000 venne annunciata l’alleanza industriale strategica tra Fiat e General Motors che prevedeva l’ingresso di Gm con il 20% in Fiat Auto, in cambio di azioni della stessa Gm per una quota pari a circa il 5,1% (percentuale tale da far diventare Fiat il primo azionista industriale della casa Usa). Inoltre l’intesa portò alla creazione di due joint venture paritetiche, una negli acquisti e l’altra nei motori e nei cambi. Neppure cinque anni dopo arrivò il divorzio, che costrinse la casa americana a sborsare 1,5 miliardi di euro per non esercitare la put che la avrebbe obbligata ad acquistare il gruppo italiano. In seguito alla fine dell’alleanza, tutte le joint venture paritetiche vennero sciolte.



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