Diseguaglianza in Italia: i dati dei redditi sempre più distanti

Una ricerca di Demopolis per Oxfam mette in luce quali siano i fattori che creano maggior risentimento sociale. Tra questi il gap tra classe media e agiata

La povertà si attesta sul 18% della popolazione – Credits: Giorgio Benvenuti/Ansa

Giuseppe Cordasco

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Nelle analisi post voto americano, tra le spiegazioni più efficaci date al sorprendente successo di Donald Trump su Hillary Clinton è stata citata da più parti la profonda insoddisfazione di una classe media americana, costituita soprattutto da bianchi, impoverita dalla globalizzazione e che avrebbe visto proprio nel tycoon newyorchese lo strumento per una rivincita sociale.

Una constatazione che appare confermata dal fatto che numerosi economisti sottolineano, tra i dati macroeconomici più eclatanti e negativi degli Usa, come il valore degli stipendi dei lavoratori sia praticamente fermo agli anni Settanta. Tutte considerazioni queste che dovrebbero essere accolte con grande attenzione dalla nostra classe politica, perché anche in Italia l’insoddisfazione per le sempre maggiori sperequazioni sociali potrebbe diventare un fattore determinante nelle prossime tornate elettorali.

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E a confermarlo ci ha pensato in queste ore un’indagine realizzata da Demopolis per Oxfam e presentata ufficialmente in Parlamento, dedicata proprio alla percezione della diseguaglianza in Italia. Ebbene, dal sondaggio, realizzato su un campione stratificato di 3.000 intervistati rappresentativo della popolazione italiana, il primo dato che emerge con più forza è quello secondo cui l’ambito nel quale si manifesterebbe con più evidenza la diseguaglianza sociale nel nostro Paese sarebbe proprio il reddito, indicato dal 76% degli intervistati. A seguire, con il 63% c’è il patrimonio posseduto, poi le opportunità di accesso al lavoro (60%), l’accesso ai servizi sanitari (54%), la residenza in aree a differente tasso di sviluppo (42%) e infine l’istruzione (31%).

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Di fronte a queste evidenze non sorprende allora che, considerando gli anni di crisi che abbiamo vissuto e di cui ancora si sentono gli effetti, alla domanda se negli ultimi cinque anni le disuguaglianze nel nostro Paese siano cambiate, ben il 61% risponde che sono aumentate, il 34% che sono fondamentalmente rimaste immutate e solo il 5% pensa che sono diminuite. E allora, come diretta conseguenza di questo convincimento diffuso, ecco il richiamo forte a una più efficace azione politica: ben l’80% degli intervistati infatti ritiene che politiche per ridurre le disuguaglianze fra cittadini siano prioritarie e urgenti. E tra i fattori identificati come amplificatori di questa diseguaglianza, un posto a parte è occupato dalle tasse.

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Ben l’82% dei cittadini che hanno risposto al sondaggio infatti considerano il nostro sistema fiscale non equo. Un’amara constatazione a cui si aggiunge quella che vede il 60% degli intervistati ritenere l’evasione e l’elusione fiscale molto determinanti nel sottrarre risorse al bilancio dello Stato per l’erogazione di servizi pubblici. Dunque, l’evasione identificata come un vero e proprio tarlo della nostra convivenza civile. In questo senso la soluzione più immediata indicata dall’83% degli intervistati starebbe nell’implementazione di misure sanzionatorie nei confronti dei paradisi fiscali, perché essi mettendo in campo pratiche fiscali dannose, favorirebbero, tra le altre cose, comportamenti elusivi delle multinazionali e di individui facoltosi, esasperando in questo modo la concorrenza tra i Paesi.

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