Reddito di Cittadinanza, come cambierà Ecco tutte le novità
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Reddito di Cittadinanza, come cambierà Ecco tutte le novità
Economia

Reddito di Cittadinanza, come cambierà Ecco tutte le novità

Troppi i furbetti e troppe le polemiche. Il reddito voluto dai grillini cambia aspetto, non la soatanza

Primo tagliando di revisione per il "reddito di cittadinanza", ovvero la misura a sostegno del reddito e del reinserimento nel mondo del lavoro che, a 18 mesi dalla sua entrata in vigore, sta animando il dibattito politico tra fautori della totale abrogazione e chi ritiene che dovrebbe esserne se non altro modificata la logica.

Come funziona il patto per il lavoro

Per 410.000 famiglie, infatti, il 30 settembre scadono i 18 mesi della prima tranche dell'RDC che potrà essere rinnovata una seconda volta a patto di accettare la prima proposta di lavoro che venga fatta anche a costo di uscire dalla propria regione di appartenenza. Così, infatti prevede il cosiddetto "patto per il lavoro" siglato tra Stato e famiglie che rientrano nei parametri d'accesso alla richiesta del reddito.

Chi ha diritto all'RdC

Va ricordato, infatti, che il Reddito da cittadinanza viene riconosciuto (se richiesto) ai nuclei con ISEE inferiore ai 9.360 euro e un patrimonio immobiliare diverso dalla prima casa di abitazione inferiore a 30mila euro. Secondo i dati raccolti dall'Osservatorio statistico dell'INPS, aggiornati all'8 settembre, nel 2020 hanno percepito almeno una mensilità di reddito di cittadinanza 1 milione e 248mila nuclei familiari, per un totale di circa 3 milioni e 165mila persone, con un assegno mensile medio di 570 euro. Ora, però, per 410.000 famiglie il periodo di sostegno termina ed entro fine anno quasi la età dei nuclei che al momento percepiscono l'assegno non ne avranno più diritto per un totale di 1 milione e 588mila persone.

La maggior parte dei nuclei familiari che beneficiano del reddito abitano in Campania (125.419), Sicilia (114.387), Puglia (59.015), Lazio (56.020) e Lombardia (49.098).

I numeri della prima tranche

E, numeri alla mano, i primi 18 mesi di sperimentazione si possono definire un fiasco totale. La maggiore criticità, come ammesso dallo stesso esecutivo, è proprio quella legata al meccanismo del patto del lavoro che, evidentemente, non funziona. Del totale delle persone appartenenti ai nuclei aventi diritto (2,2 milioni di cittadini) solo 704.000 sono state ritenute "occupabili". Nei confronti di quest'ultimi sono state fatte solo 220.000 proposte di lavoro delle quali ne sono state accettate 196mila con una crescita del 25% durante il periodo dell'emergenza Covid. Inoltre, secondo i dati dei centri per l'impiego, solo il 71,5 per cento delle persone risultate idonee a un'offerta di lavoro si è presentato all'appuntamento.

In termini percentuali, sulla base degli ultimi dati rilevati dal sistema di monitoraggio del ministero del lavoro (aggiornamento al 7 luglio 2020), gli individui beneficiari del reddito di cittadinanza, indirizzati ai centri per l'impiego, che hanno un rapporto di lavoro attivato successivamente all'accoglimento della domanda di beneficio sono solo il 22% di coloro che hanno sottoscritto il patto per il lavoro e il 18,7% delle persone inviate a centri per l'impiego.

Perché così non funziona

Che qualcosa non vada per il verso giusto, quindi, nell'attuale meccanismo del patto del lavoro è palese. Ad ammetterlo è stato lo stesso Presidente Conte che ha dichiarato: "Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest'altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori".

Le novità

In sintesi l'idea sarebbe quella di creare una sorta di "cervellone" nazionale in cui far confluire i dati regionali delle officine per l'impiego e incrociarli per rendere più efficace il meccanismo di domanda e offerta di lavoro monitorando il maniera capillare i movimenti di mercato e gli eventuali tentativi di fare i "furbetti". Al momento, infatti, solo chi rifiuta 3 offerte di lavoro perde il diritto al reddito, ma quello che scarseggia è il monitoraggio sui "furbetti", ovvero coloro che cercano lavoro in nero per non perdere il reddito e portare comunque a casa una lauta busta paga.

Lo scollamento tra mercato del lavoro reale, specie in questo momento, e pressione occupazionale da parte dei centri per l'impiego è il vero male dell'RDC. Investire, quindi, in formazione e occupazione di qualità potrebbe essere un tentativo di attaccarsi a un carro che nelle intenzioni ha senso ma che, così programmato, finisce per essere l'ennesimo pasticcio del Governo Conte.

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