Economia

Reddito di cittadinanza: il punto su fondi e domande

Il boom delle richieste di sussidio non c'è stato e il Governo a fine anno potrebbe disporre di un tesoretto da 850 milioni

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Barbara Massaro

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Avrebbero dovuto arrivare a pioggia le domande per poter aver diritto al reddito di cittadinanzaovvero a quell'aiuto economico stanziato dallo Stato (per un massimo di 780 euro mensili e una durata di nove mesi) che dovrebbe aiutare chi è in effettivo stato di indigenza a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Il Governo giallo-verde - all'alba del provvedimento - aveva parlato di 1,3 milioni di famiglie che avrebbero avrebbero avuto il diritto di precipitarsi ai Caf, in Posta o sul computer per inoltrare la domanda all'Inps. Così, però, non è stato.

Al momento sono circa 840.000 le domande giunte all'istituto nazionale di previdenza e di queste tra il 50 e il 75% è stato accolto.

Le domande accolte

Questo significa che, nel solo mese di marzo, un numero di famiglie compreso tra le 420.000 e le 600.000  ha ricevuto il bollino verde e potrà usufruire del contributo welfare statale in forma di card prepagata.

Anche ad aggiungere a quota 840.000 le quasi 100.000 domande che i Caf hanno già calendarizzato per aprile si arriva a quota 940.000 e, a meno di colpi di scena, non si prevede un incremento di richieste che permetta di arrivare a quota 1,3 milioni.

La mappa regione per regione

Numeri alla mano sono Campania e Sicilia le due regioni d'Italia che hanno presentato il maggior numero di richieste.

I dati sono stati diffusi dal Ministero del Lavoro che, per la prima volta, ha sommato ai moduli inoltrati dai Caf quelli spediti attraverso l'apposito servizio di Poste Italiane e quelli compilati online. I dati aggiornati al 7 aprile parlavano di 806.878 domande già caricate dall'INPS: 433.270 sono giunte da donne (54%) e 373.608 da uomini (46%).

La mappa delle regioni

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Analizzando regione per regione la mappa della distribuzione delle richieste si scopre che Campania e Sicilia insieme raccolgono il 32% delle domande, e cioè che una domanda di reddito di cittadinanza su tre arriva da due sole regioni: 137.206 dalla Campania e 128.809 dalla Sicilia. Come per la media nazionale anche nello specifico regionale sono più le donne degli uomini a chiedere il sussidio (in Campania: 73.558 donne contro 63.648 uomini mentre in Sicilia sono 65.270 contro 63.539).

Medaglia di bronzo per il Lazio con 73.861 richieste, al quarto la Puglia con 71.535, al quinto la Lombardia con 71.310; fanalino di coda la Valle D'Aosta, con 1.031 domande.

A Napoli boom di domande

La distribuzione regionale ovviamente si riflette anche sulle provincie: è, infatti, in testa Napoli con 78.803 domande, seguita da Roma che ne raccoglie 50.840; all'ultimo posto si colloca Bolzano con 356 domande.

"Con riferimento all'età dei richiedenti - rende noto il Ministero - la percentuale maggiore si annida nella fascia d'età tra 45 e 67 anni con poco più del 61% (494.213 domande), seguiti con coloro che hanno un'età compresa tra i 25 e i 40 anni, con 182.100 domande (di poco inferiore al 23%). Il resto è distribuito tra gli ultra 67enni (105.699 domande, leggermente superiore al 13%) e poco più del 3% tra i minori di 25 anni".

La geografia delle richieste rispecchia alla perfezione l'immagine di un'Italia a due velocità con il mezzogiorno che fatica a mantenere il ritmo del nord locomotiva d'Italia.

Un paese dove le donne stentano a trovare lavoro e dove in troppi vivono ancora sotto la soglia di povertà.

L'altra faccia del reddito di cittadinanza

Come specificato più volte dall'esecutivo il reddito di cittadinanza non è un invito a nozze per i fannulloni, ma rappresenta uno stimolo per uscire da un momento di crisi e ritornare nel mondo del lavoro.

Una delle contitio sin equa non per accedere al reddito di cittadinanza, infatti, è quella di essere iscritti ai centri per l'impiego (il cui funzionamento è terreno di prova dell'intero impianto del reddito di cittadinanza) e di non rifiutare più di un tot di lavori pena la perdita del diritto ai sussidio statale.

E qui c'è un altro nodo che in questa fase di avvio del reddito pare essere venuto al pettine. 

Solo il 5% delle domande, infatti, proviene da chi ha un'età compresa tra i 25 e i 45 anni, cioè da coloro che sono lavorativamente da considerare i più attivi e quindi i migliori candidati a corrispondere al target alla base del progetto reddito da cittadinanza.

Invece così non è e la stragrande maggioranza delle richieste è firmata da persone di età compresa tra i 50 e i 67 anni.

Questo avviene perché lo strumento del reddito non viene percepito (ancora) nell'immaginario collettivo come una spinta a tornare nel mondo del lavoro e quindi a essere economicamente indipendenti e in grado di spendere quel denaro che faccia ripartire la macchina economica italiana.

Il reddito è inteso, piuttosto, come un contributo ai poveri per tentare di stare a galla in maniera dignitosa. Questo scollamento tra percezione della gente e reale significato politico economico della manovra è un dato che il Governo sta già prendendo il considerazione anche se, al momento, a fare "gola" alle diverse forze politiche è la conseguenza economica del mancato boom delle domande.

Le conseguenze economiche del mancato boom

Dei 7,1 miliardi stanziati dall'esecutivo tra il 2019 e il 2020 per il RdC, infatti, al momento nel sono stati spesi solo 323 milioni e, entro fine anno, a meno di colpi di scena, dovrebbero "avanzare" circa 850 milioni. Si tratta di un bel "tesoretto" su cui le forze politiche hanno puntato gli occhi.

La metà pentastellata del Governo punterebbe a un nuovo pacchetto d'interventi per famiglia e lavoro che vanno dalla riduzione delle ore lavorative settimanali alla conciliazione sulla falsariga del modello francese; i leghisti, invece, sarebbero più per tornare alla carica sulle questioni fiscali mentre il Ministro Tria (che tiene in mano le corde del borsello) sottolinea come si tratti di un tesoretto virtuale visto che i 7,1 miliardi erano già a deficit.

Inoltre c'è da considerare, inoltre, che i soldi del reddito di cittadinanza sono nella stessa cassa di quelli di Quota 100 e sul fronte pensioni le domande arrivano a pioggia.

Visto che i conti si fanno a fine anno il Mef sostiene, quindi, che bisognerebbe andare con i piedi di piombo al momento. Se, però, davvero "avanzassero" tutti quei milioni l'ipotesi più concreta sarebbe quella di utilizzarli per ridurre il deficit e Tria e i suoi alzeranno le barricate in difesa del tesoretto.

Perché il mancato boom non è una buona notizia

Se risparmiare soldi è, in senso assuluto, una buona notizia, sul fronte del reddito di cittadinanza lo è in maniera relativa. Il mancato boom, infatti, non implica il fatto che in Italia ci siano meno poveri del previsto, ma solo che meno persone hanno chiesto di avere diritto al sussidio.

Da quanto riportano i differenti Caf italiani c'è ancora molta ignoranza in merito. La gente non sa e se sa conosce genericamente il tema e si reca chiedendo i 780 euro senza sapere neppure come funziona il meccanismo.

Inoltre parecchi potenziali aventi diritto sono stati scoraggiati dalla  lunga trafila burocratica e dai rigidi paletti imposti dalla legge.

Poi c'è da considerare che la cifra massima di 780 euro di contributo pubblico penalizza alcune regioni e non altre. Il costo della vita, infatti, è maggiore in alcune zone d'Italia e nuclei famigliari, ad esempio, di Veneto e Lombardia, pur vivendo in uno stato di effettiva indigenza, vengono tagliati fuori dalla soglia dei 780 euro.

Stesso discorso vale per le famiglie numerose che finiscono per non rientrare nel range di costi e paletti imposti dal reddito. Il meccanismo di accesso, per come è concepito va a favorire, infatti, single e famiglie non numerose che rappresentano la stragrande maggioranza del campione di domande accolte.

E tutte quelle fette di società che rientrebbero potenzialmente nella quota del reddito, ma non vi hanno accesso restano in quello stato d'indigenza che impedisce loro di essere parte attiva della ripresa economica perché non in grado di spendere denaro e quindi di muovere il mercato.

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