La recessione, Renzi e l'intervento possibile della Troika

I dati dell'Istat, il discorso di Mario Draghi alla Bce e la sfiducia degli investitori istituzionali lasciano pensare che una forma seppur leggera di intervento non sia da escludere

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il presidente del Consiglio Matteo Renzi – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Fabrizio Goria

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L’Istat prima, la Banca centrale europea dopo. Nell’arco di due giorni
 si è scatenata la tempesta perfetta sull’Italia. E potrebbe essere
 solo la prima di una lunga serie, nel caso il governo italiano non
 riesca a dare le risposte che i mercati finanziari si attendono.

Leggi anche: La recessione dichiarata dall'Istat e Le richieste della Bce

Nel
 2014 così come nel 2011 fa paura il lassismo sul fronte delle riforme
 strutturali. E poco importa che a Palazzo Chigi ci sia Matteo Renzi. 
La sua credibilità in ambito internazionale inizia a essere in
 discussione.

 Che l’Italia potesse registrare una crescita economica sotto le 
previsioni del governo era ormai cosa nota. Le costanti revisioni
 delle stime macroeconomiche italiane da parte delle banche 
d’investimento, da Bank of America-Merrill Lynch a UBS, hanno trovato
 una conferma nell’ufficio statistico italiano. "Le previsioni del
 governo italiano, che vedono una crescita economica dello 0,8% per il
 2014, sono troppo ottimistiche", aveva allarmato J.P. Morgan due mesi fa.

Eppure, in pochi si sarebbero attesi una contrazione così marcata 
nel secondo trimestre dell’anno. "È stata una sorpresa che cambierà le
 scelte d’investimento di molti, in quanto si pensava che 
l’effetto-Renzi potesse essere più significativo", dice Michael Hewson
 di CMC Markets. Invece, l’Italia del 2014 è sempre la stessa degli 
ultimi dieci anni: bassa crescita, alto debito, incapace di essere
 lungimirante, impossibile da innovare. 

L’impatto, sia a Piazza Affari sia sui mercati obbligazionari, non si
 è fatto attendere. L’Italia è tornata sotto pressione. "È finito il
 tempo degli annunci, ora bisogna passare ai fatti", ha scritto ieri
 Lombard Street Research. E perfino la banca tedesca Berenberg, che in
 tempi non sospetti aveva dato fiducia all’Italia, ha mutato la propria 
visione sul Paese, sottolineando che senza riforme e senza crescita
 non sarà possibile ridurre il debito pubblico italiano, ormai
 stabilmente sopra quota 2.100 miliardi di euro.

Certo, farlo con uno 
scenario di contrazione dell’indice generale dei prezzi al consumo è
 quasi impossibile. Ma le vie ci sono, come ha ricordato Berenberg:
 "Bisogna iniziare a ridurre la spesa pubblica, aumentare la
 flessibilità del mercato del lavoro e sfruttare gli investimenti
 esteri, creando un ambiente a loro favorevole". Tutto il contrario di
 ciò che sta accadendo.

 A pesare maggiormente sull’umore degli investitori internazionali,
 tuttavia, sono state le parole di Mario Draghi pronunciate ieri,
 durante la conferenza stampa dopo la riunione mensile del consiglio
 direttivo della Bce.

Due passaggi in particolare hanno innervosito gli
 operatori. Il primo, sulla mancanza di riforme strutturali che sta 
frenando gli investimenti. Il secondo, sulla cessione della sovranità 
nazionale in tema, manco a dirlo, di riforme. Come ha fatto notare
 nella sua nota mattutina Paul Donovan di UBS, il messaggio di Draghi
 può lasciar intendere che, in caso di una ulteriore assenza di azioni
 mirate da parte dell’Italia, si debba rendere necessario un intervento
 esterno. In pratica, l’arrivo della troika (Commissione Ue, Fondo
 monetario internazionale, Bce), anche se in formato soft.

Nessun 
memorandum in stile Grecia, quindi, ma un programma condiviso e una 
verifica periodica dell’attuazione degli impegni assunti.

 Per leggere come sarà la seconda parte dell’anno per Roma bisogna
 valutare due fattori. Come ha ricordato ieri Draghi, i flussi di 
capitale diretti verso l’eurozona, dopo un inizio di 2014
 spumeggiante, hanno cominciato a rallentare. Questo potrebbe
 penalizzare l’Italia, diventata uno dei target dei grandi fondi
 d’investimento statunitensi, da Blackstone a BlackRock, e asiatici. Se 
è vero che i prezzi degli asset italiani sono bassi, è altrettanto
 vero che l’incertezza, se prolungata, crea altra incertezza.

 Inoltre, c’è la crescente idea che, ancora una volta, l’Italia abbia
 perso il momento cruciale per l’adozione delle riforme volte a 
migliorare la propria competitività. Proprio come fra il 2011 e il
 2012.

La nuova recessione italiana, la terza in cinque anni, spaventa.
 Gli echi del recente passato tornano. Renzi come Monti? "È presto per
 dirlo, ma la via sembra quella", ha commentato HSBC, che però dà
 ancora tempo all’ex sindaco di Firenze per mettere in cantiere
 qualcosa di significativo. C’è tempo fino alla fine dell’anno per far 
invertire la rotta all’economia italiana, spiega la banca
 anglo-asiatica, ma poi il tempo sarà finito. "Ci vorrà una vera e
 propria scossa per rivitalizzare l’Italia. E chiunque nell’eurozona,
 si augura che ci sia", conclude HSBC.



L’impressione che circola fra gli operatori è che la prossima crisi
 italiana non sarà una crisi meramente politica. La forza di Renzi non
 è in discussione, anche per via "dell’oggettiva assenza di alternative 
valide", chiosa Morgan Stanley. Il problema è il poco mordente sul 
fronte della dialettica con le altre componenti politiche. O Renzi
 riuscirà a imporsi e ad adottare le riforme strutturali che l’Italia
 ha bisogno o ci dovrà pensare qualcun altro. La troika, per esempio.

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