Economia

Recessione in Giappone: cause e conseguenze

Pil in picchiata per l’economia nipponica. Pesa l'aumento dell'Iva e la bassa crescita di consumi e investimenti. E ora si va verso nuove elezioni

Qualcosa non va nell’Abenomics. Un’altra contrazione del Pil per il Giappone, un altro brandello di Abenomics che se ne va. Se è vero che, come aveva ribadito più volte il primo ministro Shinzō Abe, ci vuole tempo per vedere gli effetti della sua manovra per rivitalizzare l’economia giapponese, è altrettanto vero che in pochi si sarebbero aspettati il ritorno in recessione. E ora Abe guarda alle elezioni, ormai date per certe nelle prossime settimane. 

Per vedere i frutti dell’Abenomics ci vogliono tempo e pazienza Shinzō Abe

I dati, sotto le attese

Meno 0,4% su base congiunturale, meno 1,6% su base tendenziale. Sono questi i dati del Pil nipponico per il terzo trimestre dell’anno. Tre trimestri consecutivi di recessione, ergo il Giappone torna in quel limbo che viene definito come “recessione tecnica”. Una performance molto sotto le aspettative del governo e degli analisti. Le cause, spiegano gli economisti di Sumitomo Bank, sono da ricercare nell’aumento dell’Iva avvenuto lo scorso aprile, quando l’imposta è passata dal 5% all’8 per cento. “I consumi non sono cresciuti quanto sperato e l’impatto è stato maggiore delle stime di Abe”. Nello specifico, rispetto ai tre mesi precedenti i consumi delle famiglie sono cresciuti, nel trimestre luglio-settembre, di 3 decimali, mentre la domanda privata è calata di 9 decimali nello stesso orizzonte temporale. Sono crollati, invece, gli investimenti privati (-6,7% su base trimestrale), mentre quelli delle imprese hanno registrato una riduzione di 2 decimali. Come previsto, gli investimenti pubblici, una delle aree in cui l’Abenomics ha agito di più, sono cresciuti dello 0,7 per cento. Analogo il trend per l’export, salito dello 0,8%, ma anche dell’import, più 1,3 punti percentuali. E i malumori per Abe potrebbero non essere terminati. Come spiega Mitsubishi UFJ Financial, “le prospettive per l’ultimo trimestre sono negative. Ci attendiamo un altro trimestre di contrazione del Pil”. 

 

L’impatto immediato 

L’annuncio del calo del Pil ha avuto immediate conseguenze sullo yen, scambiato ai minimi da un anno contro le principali divise mondiali, dal dollaro alla sterlina passando per l’euro. Pesante anche il risvolto sull’indice Nikkei 225, il principale del Giappone, che ha perso quasi 3 punti percentuali. Il timore è che l’Abenomics non sia sufficiente. Secondo Abe le tre frecce che fanno parte della sua politica per riattivare il Giappone - allargamento della base monetaria, investimenti strategici a pioggia, un piano per la crescita economica - insieme non possono essere spezzate. È un antico detto nipponico, ma la realtà si sta rivelando beffarda per l’inquilino del Kantei. “È vero che bisogna avere pazienza per giudicare un piano massiccio come quello previsto dall’Abenomics, ma sembra che nulla funzioni”, commenta Nomura. 

Le prospettive per l’ultimo trimestre sono negative Mitsubishi UFJ Financial

Nuove elezioni in arrivo

Lo scenario più probabile è quello delle elezioni. Il partito di Abe, i liberal-democratici del Jiyū-Minshutō, si è detto pronto a una nuova tornata elettorale, sicuri di avere ancora un buon appeal sulla popolazione. Vantaggio che potrebbe essere aumentato grazie all’ormai certo rinvio dell’incremento dell’Iva. Nei giorni scorsi, infatti, le discussioni sull’aumento di questa imposta, dal’8% al 10%, erano state aspre. Secondo il ministro per la Politica economica Akira Amari, la decisione del rinvio potrebbe arrivare “al massimo entro domani”. Contestualmente, dovrebbe arrivare la decisione di tornare al voto. “Noi siamo tranquilli, anche perché vediamo nel calo del Pil due ragioni precise, indipendenti dalla nostra politica economica: lenta ripresa dei consumi e rettifica delle scorte”, ha detto Amari. Eppure, il fronte delle critiche ad Abe si allarga sempre di più. Secondo un sondaggio condotto la scorsa settimana da NHK, il tasso di approvazione di Abe è ai minimi da due anni, a quota 44 per cento, con un calo di 8 punti nell’arco di un solo mese. In salita il tasso di disapprovazione, più 4 punti percentuali fino al 38 per cento. Numeri che secondo il Jiyū-Minshutō non sono rappresentativi, ma che fanno tremare il Kantei. 

Noi siamo tranquilli, sappiamo che la nostra politica è corretta Akira Amari, ministro per la Politica economica

L’incertezza sul futuro

Per ora, il Quantitative easing (Qe) in versione giapponese non funziona. Troppo elevato il colpo sull’economia delle famiglie arrivato dall’incremento dell’Iva, troppo poco incisivo l’apporto degli investimenti pubblici. A Tokyo, uno dei benchmark dell’andamento dell’intero Paese, i consumi delle famiglie si sono contratti di un punto percentuali. “Ha pesato l’incertezza sul nuovo aumento dell’Iva, e i privati hanno optato per il risparmio invece per la spesa”, ha spiegato Sumitomo in una nota pubblicata dopo i dati del Pil. “È probabile che nemmeno le spese per le festività natalizie potranno migliorare la situazione”, conclude Sumitomo. E considerando l’ulteriore fonte di indeterminatezza data dalle elezioni, è plausibile che il Pil del quarto trimestre riservi un’altra doccia gelata al Giappone, ad Abe e all’intero progetto dell’Abenomics. 

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