Economia

Ecco perché l'Europa non ha aperto la procedura d'infrazione contro l'Italia

Numeri alla mano, sono stati i conti che finalmente tornano a convincere l'UE a non procedere contro il nostro Paese

Giuseppe Conte presidente del consiglio discorso

Barbara Massaro

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La procedura d'infrazione per eccesso di debito non verrà avviata contro l'Italia. Dopo l'annuncio del commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici è tempo di fare qualche conto. 

Perché non è stata aperta la procedura

Al di là della partita politica (per ora) vinta dall'Italia grazie alla tenacia e alla forza di volontà dell'esecutivo, lo stop alla mannaia sui conti pubblici è soprattutto il risultato di un lavoro tecnico portato a compimento dall'Italia che, numeri alla mano, ha dimostrato di poter ridurre il debito e rientrare nei parametri europei in maniera concreta e rapida rispettando i vincoli del Patto di Stabilità per il 2020.

L'Unione Europea aveva posto tre condizioni al nostro Paese, condizioni riassunte da Moscovici che, soddisfatto, ha dichiarato: "Avevamo posto tre condizioni: compensare lo scarto per il 2018, portare quello del 2019 da 0,3 e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni".

Come l'Italia ha convinto l'Europa

Il pacchetto è stato illustrato dal Premier Conte che ha inviato una missiva a Bruxelles nella quale illustrava le misure del risparmio pubblico unite a una politica di rilancio economico che non dimentichi sviluppo e risorse umane. 

La lettera è stata pubblicata sul sito del Ministero dell'Economia e Finanza e fornisce un po' di numeri utili a rispondere alla domanda chiave della questione. Da dove arrivano gli 8 miliardi di euro che tranquillizzano Europa e mercati (con lo spread in caduta libera)? overnativo - saranno riviste alla luce dei trend favorevoli osservati nel 2019 e delle spese per le nuove misure di welfare, reddito di cittadinanza e pensione anticipata che ci aspettiamo più basse di quanto previsto anche nel 2020".

I numeri

"La nuove stime di bilancio dell'Italia per il 2019 - prosegue la lettera arrivata sul tavolo della Commissione - prevedono un miglioramento del deficit strutturale di oltre 0,3 punti percentuali rispetto al peggioramento di 0,2 punti percentuali indicato a dicembre; un maggior sforzo di bilancio che rappresenta un significativo miglioramento dato il contesto di una quasi stagnazione economica".

L'indebitamento netto verrà ridotto di 7,6 miliardi di euro grazie ai due miliardi di taglio alla spesa dei ministeri congelati dal consiglio dei Ministri del 19 giugno, all'ulteriore congelamento di 1,5 miliardi di risorse dovute alla minor richiesta su reddito di cittadinanza e Quota 100

 Inoltre sono aumentate le entrate grazie alla fatturazione elettronica, ai dividendi delle partecipate e di Cassa depositi e prestiti che dovrebbe portare al Mef circa 800 milioni di euro.

Il Governo, poi, in vista del 2020, si legge ancora nel documento "Ribadisce l'impegno a raggiungere un miglioramento strutturale in linea con le richieste del Patto di stabilità".

Per evitare l'aumento dell'Iva, infine l'esecutivo ha elaborato "Una strategia integrata che si basa su una nuova spending review e sulla revisione delle tax expenditures", ovvero gli sconti fiscali.

Moscovici: "Il Governo è credibile"

Moscovici, nello spiegare la scelta di non aprire la procedura d'infrazione ha citato proprio le recenti misure approvate dall'esecutivo grazie alle quali "L'Italia rispetterebbe globalmente le regole del Patto nel 2019 per quanto riguarda lo sforzo strutturale, raggiungendo così la conformità. Effettuerebbe un aggiustamento più grande del previsto e compenserebbe gran parte della deviazione osservata nel 2018".

"Per quanto riguarda il deficit nominale - ha aggiunto il commissario - l'Italia rispetterebbe anche l'impegno assunto lo scorso dicembre riducendo il suo disavanzo al 2,04% del PIL nel 2019. Questo è stato un punto importante per noi per mantenere la credibilità di questo accordo".

Il disavanzo pubblico, pertanto, è passato dal 2,4 al 2,1 per cento tra il 2017 il 2018, l'avanzo primario dall'1,4 all'1,6, e questo dimostra la base di grande solidità dell'economia italiana.



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