Economia

Pil, perché ora rischia la frenata

Il ministero dell’Economia e è ottimista sulla crescita del 2018. Ma alcuni indicatori non fanno ben sperare. Ecco quali

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Andrea Telara

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Accelera o frena? E’ la domanda da porsi oggi riguardo all’andamento dell’economia italiana, dopo le previsioni congiunturali pubblicate negli ultimi giorni. Il Ministero  dell’Economia e delle Finanze (Mef) è ottimista e vede all’orizzonte per l’anno in corso una piccola accelerazione della crescita dall’1,5 all’1,6%. Pure il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha una view positiva e stima per l’Italia un aumento del pil dell’1,5% nel 2018. 

Altri paesi vanno meglio di noi: la Spagna, sempre secondo l’Fmi, crescerà per esempio del 2,8%, la Francia del 2,1% e la Germania del 2,5%. Restiamo dunque il fanalino di coda in Europa ma, considerando che usciamo da un ventennio di bassa crescita e poi di recessione, il quadro macroeconomico resta sostanzialmente positivo. 

Indici in retromarcia 

Eppure, in uno scenario sostanzialmente improntato all’ottimismo, nelle ultime due settimane sono usciti alcuni dati che appaiono come una vera e propria doccia fredda.  E’ il caso dell’ultima rilevazione sull’indice Pmi (Purchasing Manager Index), un parametro calcolato dalla società di ricerca Markit sulla base delle interviste ai responsabili degli acquisti delle aziende. 

Si tratta di un indicatore anticipatore, che rivela se i manager che tengono e redini  delle imprese hanno intenzione di aumentare o diminuire i loro acquisti sul mercato nei mesi a venire, cioè di mettere più o meno carburante nel motore dell’economia. A marzo, sia in Italia che in Europa, l’indice Pmi è calato in maniera consistente e inaspettata: nel nostro Paese è sceso dal livello di 56 a 53,5, al di sotto delle attese degli analisti. Nel resto del Vecchio Continente, tra gennaio e marzo, è calato da quasi 59 a circa 55. 

Auto e industria col freno tirato 

Questi dati fanno il paio con altri, ugualmente negativi. Nel mese scorso, in tutta Europa, c’è stata una flessione delle immatricolazioni di autoveicoli di oltre il 5% e di ben il 5,8% soltanto in Italia. Infine, come se non bastasse, il segno meno si registra anche per la produzione industriale: a febbraio, nel nostro paese, è calata su base mensile dello 0,5%, mentre su base annua resta in crescita del 2,5%. 

Ovviamente, non bastano due o tre mesi di cifre insoddisfacenti per dire che l’economia ha invertito la rotta. Tuttavia, mentre le previsioni sull’intero anno sono rosee, ma non è detto che siano azzeccate, i dati reali, quelli sul passato e non sul futuro, dicono qualcosa di diverso: come ha evidenziato anche il Centro Studi di Confindustria, nel primo trimestre del 2018 l’economia italiana e quella europea hanno tirato un po’ il freno. Non resta da augurarsi che si tratti di una presa di fiato in una marcia ancora lunga. 

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