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Economia

Pil, perché in Italia la crescita accelera

Gli analisti dell'Ocse, di S&P e dell'Istat prevedono un miglioramento dell’economia. Ma in Europa siamo ancora indietro

Gli ultimi in ordine di tempo, martedì 27 novembre, sono stati gli economisti dell'Ocse. Anche loro hanno espresso apprezzamenti sull'andamento dell'economia italiana innalzando di un decimale di punto, fino all'1,6%, la previsione sulla crescita del pil nel nostro Paese. Il prossimo anno l'incremento del prodotto interno lordo italiano avrà una piccola planata fino all'1,5%, per poi scendere ancora all'1,3% nel 2019.  

Non si tratta dunque di un ritmo impetuoso, ma il quadro delineato dall'Ocse è senza dubbio migliore rispetto a quello disegnato pochi mesi fa dallo stesso organismo, che invita l'Italia ad andare avanti con le riforme strutturali. Gli analisti dell'Ocse non sono però gli unici a intravedere segnali positivi per l'economia del nostro paese.

Soltanto qualche settimana fa, per esempio, l'agenzia di rating Standard&Poor's ha detto di vedere "positivi segnali di ripresa" e pure Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, parlando il 6 novembre di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha mostrato un deciso  ottimismo: “l'indicatore anticipatore dell'andamento dell'economia registra una variazione marcatamente positiva”, ha detto Alleva, prospettando un altro trimestre di crescita decisa per il Pil dell’Italia. 

Tre anni in rialzo

La visione “rosea” del  presidente dell’Istat deriva dall’osservazione di diversi parametri importanti e in particolare di uno. Si tratta appunto dell’indicatore anticipatore, un valore statistico che consente di fare previsioni sul breve termine, sulla base della fiducia dei consumatori, degli ordini e delle previsioni di spesa nell’industria e dei trend seguiti dai prezzi. 

Quando l’indicatore anticipatore è in crescita ed è sopra lo zero, è molto probabile che il pil acceleri nei mesi successivi. Oggi questo parametro si trova attorno a 0,5, contro lo 0,2 di metà 2016 e il -0,1 del 2013, quando l’Italia era ancora in recessione

Non serve però scendere in questi tecnicismi per capire che il nostro Paese è oggi in una situazione migliore in confronto agli anni passati. Rispetto alla metà del 2013, per esempio, oggi ci sono quasi un milione di persone in più che lavorano e che hanno un reddito da spendere: da 22,2 milioni di occupati si è passati a un totale di quasi 23,2 milioni.

Ripresa dei consumi 

Non a caso, il livello dei consumi delle famiglie è in crescita e le vendite al dettaglio  (secondo gli ultimi dati diffusi oggi) hanno registrato a settembre un aumento dello 0,9% sul mese precedente, sia tra gli alimentari che tra i non alimentari. 

A sostenere l’economia, insomma, è oggi la ripresa del mercato domestico. Mentre il fatturato dell’industria esportato all’estero non è mai sceso negli ultimi anni (+20% circa tra il 2011 e il 2017), quello realizzato all’interno dei confini nazionali ha iniziato a crescere in maniera costante soltanto dalla metà del 2017, dopo essere calato a ritmo impetuoso durante la crisi del 2008-2012 e avere avuto poi una lunga stagnazione, muovendosi tra alti e bassi fino all’anno scorso.  

Resta da capire quanto durerà questo andamento tonico del pil nazionale che, almeno secondo le stime più aggiornate, dovrebbe comunque crescere nel 2017 di circa l’1,5% ben al di sotto la media 2,2% dell’Eurozona. E’ ancora presto, insomma, per vedere un futuro tutto roseo per l’economia italiana. 

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