Economia

Pil, cos’è che spinge davvero la ripresa

L’agenzia S&P esprime giudizi positivi sulla nostra economia. Merito di investimenti ed export, mentre le banche danno ancora pochi soldi alle aziende

Fabbrica automobilistica

Andrea Telara

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“L'Italia si è unita al ballo della ripresa". E’ l’espressione colorita con cui l’agenzia statunitense Standard&Poor’s ha espresso giudizi positivi sull’economia del nostro paese, che è tornata finalmente a una crescita sopra l’1,5% dopo anni di stagnazione e recessione.

Il pil italiano è ancora al di sotto di quello del 2007, ma mostra comunque segnali positivi", ha detto il capo economista per l'Europa di S&P Global, Jean-Michel Six, che in passato non ha mai risparmiato toni severi sullo stato di salute del Belpaese. Certo, l’Italia non può vantare gli stessi risultati del Portogallo, dove l’economia è cresciuta nel 2017 del 2,4%, mentre la disoccupazione si è quasi dimezzata negli ultimi anni, da oltre il 16% fino all’8,5%. Tuttavia, anche a Sud delle Alpi, secondo S&P il peggio sembra ormai alle spalle.

Campioni dell’export

L’espressione usata dall’agenzia statunitense, descrivendo appunto un paese unitosi al ballo della ripresa internazionale, ben rappresenta la situazione italiana. Scandagliando a fondo gli indicatori macroeconomici, infatti, emerge chiaramente quali sono i fattori che oggi spingono il nostro prodotto interno lordo. A fare da traino è in primis proprio la congiuntura internazionale. Secondo le recenti stime del Centro Studi di Confindustria, l’export del Belpaese è cresciuto infatti del 5,2% nel 2017, crescerà del 4,2% nel 2018 e del 3,7% nel 2019. 



Vanno bene anche gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto che, sempre secondo le stime di Confindustria, aumenteranno di oltre il 4% anche nel 2018 dopo un’impennata di oltre il 5% lo scorso anno, grazie al rinnovo di incentivi come il superammortamento. Pure i consumi interni non vanno male, benché non viaggino a ritmi impetuosi (+1,3%).


Banche ancora avare

Nel gran ballo della ripresa italiana, per il Centro Studi di Confindustria c’è purtroppo ancora una nota stonata: il credito bancario. Mentre i mutui e i prestiti alle famiglie sono tornati a crescere (+2,3%), non si può purtroppo dire altrettanto per quelli destinati alle imprese. L’offerta di finanziamenti alle aziende resta infatti assai selettiva, soprattutto in certi settori come le costruzioni, dove registra ancora un calo (-5% circa su base annua, con dati aggiornati al terzo trimestre del 2017).

Inoltre, i cronici ritardi nei pagamenti che ci sono nel nostro Paese costringono molte imprese a stare a corto di capitale circolante, cioè di liquidità. Non resta dunque che augurarsi che il sistema bancario torni a fare al meglio il suo mestiere e porti a termine un processo di risanamento iniziato soltanto negli ultimi anni, probabilmente con troppo ritardo rispetto al resto d’Europa.

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