Il piano economico di Tria per l'Italia in 5 punti

Fisco, investimenti, reddito di cittadinanza, spesa pubblica, pensioni. In che direzione sta andando il Ministro dell'Economia

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Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria - Roma, 18 luglio 2018 – Credits: ANSA/FABIO FRUSTACI

Redazione

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Sembra voler volare al di sopra delle polemiche politiche di questi mesi. Il Ministro dell'Economia Giovanni Tria sa che l'impennata dello Spread sui titoli di stato italiani è dovuta al clima di incertezza politica che aleggia sulle riforme economiche e sulla manovra d'autunno che rende l'Italia una "sorvegliata speciale" in Europa.

Ma allo stesso tempo non lancia allarmi o minacce verso Bruxelles ma, come ha fatto nell'intervista al Sole24Ore di giovedì 30 agosto, preferisce lasciare messaggi rassicuranti sul fatto che il suo ministero stia lavorando e che il piano di Governo giallo-verde sarà assolutamente compatibile con i numeri richiesti dall'Europa con la quale è aperto un dialogo.

Sullo spread in crescita sostiene che sia influenzato in parte dal rallentamento dell'economia e in parte da speculazioni agostane, con meno titoli in movimento e un impatto dunque più fragoroso sul mercato. L'economia nel 2018 crescerà infatti dell'1,2% e non più dell'1,5% come previsto dal Def dello scorso anno e ancora meno (dell'1,1%) nel 2019 in linea con il calo generalizzato di tutta l'Europa.

Il messaggio di Tria è chiaro: stiamo lavorando. Sono 5 le direttive principali del piano economico che sta mettendo a punto. Ecco quali sono.

Investimenti

Una prima riforma del codice appalti per semplificare le norme di progettazione e poi lo sblocco dei cantieri già previsti, approvati ma bloccati. È il primo obiettivo di Tria per rilanciare gli investimenti di risorse già esistenti nel bilancio pubblico ma rimaste ferme per problemi burocratici. A questo si aggiunge uno stimolo alla progettazione di cui il Paese è carente con la ricostruzione di competenze adeguate a capire anche dove investire i soldi dello Stato.

Il fisco

Per le imprese la flat tax partirà ma in modo graduale volendo portare partite Iva e piccole imprese al regime forfettario del 15%. L'obiettivo a cui tendere è quello ma non sarà immediato.

Mentre è rimandato in avanti nel tempo qualsiasi intervento sull'Irap, per i privati è allo studio la riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre ma anche dei livelli a cui assoggettare la tassazione.

Per spesare questa operazione bisognerà agire sulle agevolazioni fiscali in un delicato equilibrio tra dare e avere. Oltre che sulla cosiddetta "Pace Fiscale", ovvero il sistema di condoni sui cui numeri cui però il Ministro non si sbilancia.

Tria non esclude infatti di agire anche sul bonus degli 80 euro del Governo Renzi giudicato cervellotico e troppo instabile e insicuro per i cittadini.

Il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è, insieme alla flat tax, l'altro punto cardine del programma di governo giallo-verde. Anche in questo caso il cammino è lento e procede di pari passo con la riorganizzazione dei centri per l'impiego anche con l'uso dei soldi del Fondo Sociale Europeo. Quello che è più chiaro per Tria è che il reddito di cittadinanza ingloberà l'attuale reddito di inclusione e altre misure oggi in funzione per le fasce più deboli della popolazione.

Tagli alla spesa pubblica

Nessun taglio a sanità, scuola e ricerca. Per gli altri ministeri invece sarà messa in atto un'attenta spending review.

Riforma delle pensioni

Sono allo studio, ha fatto sapere Tria, modifiche all'attuale sistema pensionistico con l'obiettivo che non pesino troppo sulla spesa generale. Che si tratti della oramai nota "quota 100" o di altre misure, il ministro non si sbilancia. Arriveranno, dice nella sua intervista. Quando e quali, è tutto da vedere.

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