Perché Trump minaccia nuovi dazi?

Potrebbero esserci ragioni politiche dietro l’aggressività commerciale del presidente americano

Donald Trump

Il presidente americano Donald Trump - 21 giugno 2018 – Credits: Scott Olson/Getty Images

Stefania Medetti

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A partire dal 6 di luglio entreranno in vigore negli Stati Uniti i dazi del 25% su merci per 50 miliardi di dollari in arrivo dalla Cina, una misura approvata dal presidente americano in risposta - così sostiene Trump - a furti di proprietà intellettuale commessi dalle aziende cinesi. Pechino ha reagito annunciando misure analoghe su importazioni per 34 miliardi di dollari in settori “sensibili” per Washington come l’agricoltura e l’automotive. Nelle ultime ore, Trump ha rilanciato, chiedendo ai suoi consulenti la messa a punto di un piano addizionale destinato a 200 miliardi di dollari di prodotti Made in China a cui la seconda potenza economica potrebbe non riuscire a rispondere in ugual misura, considerato che lo scorso anno ha importato dagli Stati Uniti prodotti e servizi per 170 miliardi di dollari. Ma alcuni osservatori sostengono che le ragioni economiche siano solo una parte della storia.

I costi per i consumatori

Potrebbe trattarsi, invece, di uno stratagemma politico, perché le tariffe, in realtà, faranno aumentare i prezzi per le aziende che utilizzano prodotti di importazione. Per esempio, Business Insider riferisce che, secondo The Beer Institute i dazi sull’alluminio si tradurranno in un costo addizionale da 347 milioni di dollari per i produttori di birra. Nel tentativo di risparmiare sui costi, le aziende hanno tre opzioni: tagliare i costi in altre aree come il personale, assorbire il costo e ridurre i propri profitti o trasferire l’aumento sui consumatori, determinando così un aumento dell’inflazione. Il Council on Foreign Relations, dunque, stima che le tariffe sull’acciaio potrebbero mettere in pericolo 40mila posti di lavoro nell’industria automobilistica. Il segretario del commercio Wilbur Ross ha minimizzato, sostenendo che il primo round di tariffe potrebbe impattare “soltanto” per 175 dollari sul prezzo di un’auto, ma considerati i 17,2 milioni di auto vendute nel 2017, gli americani si troverebbero a pagare tre miliardi di dollari in più.

L'impatto sugli alleati

Sul fronte di acciaio e alluminio non sono previste esclusioni nemmeno per gli alleati europei, il Canada e il Messico sui cui prodotti l’aliquota è cresciuta da meno del 3% al 10% per l’alluminio e al 25% per l’acciaio. Gli europei non sono rimasti a guardare e hanno aumentato i dazi su alcolici, jeans e moto provenienti dagli Stati Uniti. Considerato che Europa, Canada e Messico sono il primo, terzo e quarto principale partner commerciale degli Stati Uniti, le misure non solo rischiano di danneggiare le economie dei paesi coinvolte, ma anche le relazioni politiche, scrive VoxEd è proprio questa la variabile su cui si concentra l’attenzione. 

Le promesse delle campagna elettorale

Durante la campagna elettorale, ricorda il GuardianDonald Trump ha promesso di proteggere i lavoratori americani e di rinegoziare con i diversi paesi del mondo il deficit commerciale che lo scorso anno ha toccato 568 miliardi di dollari. La Cina, in particolare, è responsabile per la fetta più grande, in quando esporta 376 miliardi di dollari in più rispetto a quanto assorbe dai produttori americani. “Il presidente sembra voler portare avanti le sue promesse elettorali, ma lo fa in un modo pericoloso e insolito”, ha osservato Paul Musgrave, assistant professor di scienze politiche alla University del Massachusetts Amherst ed esperto di politica internazionale intervistato da Vox“Dalla campagna elettorale, infatti, Trump ha condannato gli alleati, etichettandoli come approfittatori.

Un'incognita per gli equilibri globali

Il suo desiderio di rinegoziare gli accordi commerciali siglati dopo la Seconda Guerra Mondiale mette in serio pericolo le alleanze”. Washington, dunque, rischia di perdere il primato sullo scenario globale, ma potrebbe anche ribaltare lo status quo. “La domanda è se in futuro gli Stati Uniti continueranno a fare parte di un ordine basato su un sistema liberale. Gli aiuti economici promessi alla Corea del Nord, per esempio, sono in marcato contrasto con la crociata commerciale lanciata contro gli alleati”, conclude Musgrave.

Per saperne di più:

- I dazi di Trump in Cina, spiegati bene

- Perché la guerra dei dazi di Trump è pericolosa


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