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ANSA/ ANGELO CARCONI
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Economia

Perché per salvare le imprese non basta salvare le banche

E se fosse il contrario? Salvando le imprese, salveremo le banche. A patto di mettere in discussione il sistema economico neoliberista

Da (molti) anni, sentiamo parlare di credit crunch. Da mesi, sentiamo parlare di ristrutturare il sistema bancario. Lo ha detto ancora pochi giorni fa Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia.
Perché nessuno dice le cose come stanno? Non è malato il sistema bancario. È malato il sistema economico; malato di neoliberismo e pensiero unico. Quello bancario non ha fatto altro che ridurre il credito, all’aumentare della malattia del sistema economico. Si può dimostrare questa affermazione?
Certo, basta prendere i dati della stessa Banca d’Italia.

La risposta del settore bancario alla crisi appare inequivocabile: ridurre il credito al crescere delle sofferenze. Il grafico sotto riportato (una rielaborazione del Centro Studi Win The Bank su dati Banca d’Italia da Maggio 2010 a novembe 2016) conferma la tesi.

L’indice di correlazione è pari a -0,88: all’aumentare delle sofferenze verso le imprese, diminuiscono in modo praticamente proporzionale i prestiti alle stesse.

Win The Bank

Il grafico dimostra in modo inequivocabile che le banche, lungi dal supplire ai problemi del sistema economico, sono semplicemente un anello del sistema, a valle. Intervenire, come si racconta da anni, sulla patrimonializzazione, sulla capitalizzazione, sul valore azionario delle banche, serve a nulla o a poco.

Miliardi di euro sono andati in fumo per mancanza di redditività, in questi anni, gettando denaro privato del sistema bancario prima, e ora fondi pubblici, a tentare di salvare il salvabile.

Ma il grafico parla chiaro: al crescere delle sofferenze, si riduce il credito bancario.
Punto.

Quindi, se si vuol dare di nuovo fiato alle imprese, non basta e non è certo sufficiente “salvare le banche”.
Anzi, io affermo l’esatto opposto.
Non si devono salvare le banche: si devono salvare le imprese. Salvando le imprese, salveremo le banche, invertendo quel grafico. Questo è possibile solo prendendo atto del fallimentare sistema economico voluto in un mercato a cambio fisso denominato euro, basato sulla dottrina neoliberistica del rigore, del taglio alla spesa pubblica, del “sacrificio”, del taglio di sanità, lavoro e pensioni, di aumento delle tasse.

Per risolvere il problema delle banche non serve prendere soldi pubblici dei contribuenti e buttarli nell’inceneritore del salvataggio bancario privato.
Serve abbassare le tasse alle imprese private ed espandere la spesa pubblica.
Esattamente il contrario della ricetta fallimentare che ci viene imposta da vent’anni.

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