Perché i migranti potrebbero salvare il welfare

Alcuni economisti ribaltano il paradigma sul futuro dello stato sociale

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Migranti al confine greco-macedone – Credits: Robert Atanasovski/AFP/Getty Images

Stefania Medetti

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L’equazione migrante uguale costo per lo stato sociale potrebbe non reggere alla prova dei fatti. Lo sottolinea The Atlantic che presenta i risultati di alcuni studi di lungo periodo in base ai quali, non solo le ondate migratorie non significherebbero il default del welfare, ma al contrario, sarebbero proprio i migranti a portare un beneficio allo stato sociale. “Quando i migranti lavorano, pagano le tasse e contribuiscono allo stato sociale. Se si ammalano, rappresentano un costo, ma la questione è dinamica: quale delle due voci è più grande?”, fa notare George Borjas, professore di economia alla Kennedy School of Government di Harvard. E’ vero che appena arrivati, non avendo un lavoro, pagano solo imposte sul consumo e rappresentano un costo in vista dell’integrazione, ma quando questa avviene contribuiscono direttamente al sistema pensionistico. “Ogni persona che lavora, infatti, sostiene le pensioni di chi ha smesso di lavorare e gli immigrati tendono ad avere un immediato impatto positivo sul sistema pensionistico”, evidenzia Tom Krieger, professore di economia all’Università di Friburgo.  

Chi ne trae beneficio


I primi a trarne beneficio, dunque, sono proprio i Paesi con un rapido invecchiamento della popolazione, come l’Italia. A chi obietta che, un giorno, i migranti andranno a loro volta in pensione, gli esperti ricordano come l’alto tasso di natalità di queste popolazioni è in grado di compensare l’uscita di un lavoratore. Ma non è tutto, perché la giovane età dei migranti non solo ha un impatto positivo sul tasso di natalità, ma implica un più lungo percorso lavorativo e quindi un numero maggiore di contributi versati. In ogni caso, i ricercatori sono convinti che il saldo dei conti sia sempre positivo per lo stato sociale, anche se l’entità del contributo al sistema pensionistico è direttamente proporzionale alla specializzazione del lavoratore. Dunque, gli immigrati con un più alto livello di istruzione apportano maggior benefici al sistema. Inoltre, pagando più tasse proprio in funzione della loro migliore qualificazione, hanno bisogno di minori aiuti. I migranti con un diploma o una laurea in tasca, inoltre, rappresentano anche un risparmio per la società che li accoglie, perché la loro formazione stata pagata dal paese di provenienza.

La prova è in uno studio congiunto, realizzato nel 2014 dalla University College of London e dall’Università di Milano, che ha dimostrato come, fra il 1995 e il 2011, gli immigranti provenienti dall’Europa dell’Est hanno avuto un impatto più positivo sui conti del Regno Unito rispetto al contributo dei suoi cittadini. Anche altri paesi, come la Germania, hanno hanno beneficiato in modo particolare dell’arrivo di migranti, proprio perché si tratta di una realtà economica particolarmente bisognosa di manodopera, con un alto livello di integrazione e un vasto sistema pensionistico.

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