Perché l'inflazione in Europa non riparte

Ferma allo 0,5% medio, cresce dove la crisi morde meno e scende dove le difficoltà economiche sono ancora evidenti. L'Italia al palo: +0,4%

Mario Draghi, capo della Banca Centrale Europea. (Credits: Sean Gallup-Getty Images)

Marco Cobianchi

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L’inflazione in Europa continua a mostrare una preoccupante stabilità. Secondo l’Eurostat a maggio è stata pari allo 0,5% nell’Eurozona e allo 0,6% nell’intera Unione europea contro lo 0,7% e lo 0,8% fatti registrare nel mese precedente e rispetto al +1,4% e +1,6% dello stesso mese dell’anno scorso.

È interessante notare che i Paesi nei quali l’inflazione aumenta sono quelli che soffrono meno la crisi economica mentre, al contrario, i Paesi che faticano a ripartire hanno prezzi in calo. Ad esempio: del primo gruppo fanno parte l’Austria (+1,5%) e il Lussemburgo (+1,4%) e del secondo Grecia (- 2,1%) e Portogallo (- 0,3%). L’Italia rientra nella prima categoria, ma con un tasso d’inflazione ampiamente sotto le necessità dell’economia interna: + 0,4% grazie ad una crescita dei prezzi del tabacco, ristoranti e bar ed elettricità. Prezzi troppo bassi, o che aumentano troppo poco, possono rappresentare un problema per l’economia, perché, tra le altre indicazioni, stanno a significare che i consumi privati non riprendono quota. D’altra parte gli (eventuali) effetti positivi sulla spesa delle famiglie derivante dal bonus di 80 euro deciso dal governo, potranno vedersi solo con i dati di giugno, dato che quegli 80 euro sono entrati nella busta paga di maggio.

Per far riprendere l’inflazione, la Bce ha approvato una serie di misure di stimolo volte a fare arrivare liquidità all’economia reale, ma nell’ultimo bollettino anche la banca centrale non autorizza molto ottimismo. C’è, infatti, scritto che “l’inflazione complessiva dovrebbe permanere contenuta fino al terzo trimestre del 2014, per poi aumentare gradualmente e raggiungere l’1,5%” a settembre.

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Significa che ancora quest’anno difficilmente sarà raggiunto l’obiettivo di portarla “vicino al 2%” come più volte ha ripetuto il presidente della Bce Mario Draghi. Il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, al festival dell’Economia di Trento, aveva fissato un obiettivo ancora più ottimista di quello di Francoforte: +1,8%. Tuttavia, l’obiettivo (o bisognerebbe dire: la speranza) di Draghi di riportare l’inflazione a crescere, si basa sul “progressivo rafforzamento della ripresa economica e le sue implicazioni in termini di riduzione dell’output negativo e di una maggiore crescita dei salari e dei profitti”. Questo significa che i prezzi potrebbero “camminare” sul filo del rasoio della deflazione fino al momento in cui l’economia non ricomincerà a crescere in modo vigoroso. Il Pil italiano, nel primo trimestre dell’anno, ha fatto segnare un calo dello 0,1% mentre il Def del governo Renzi punta a un +0,8% a fine anno.

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