Perché l'India continuerà a crescere più della Cina

Secondo la Banca Mondiale, il sorpasso del Pil avverrà nel 2017 e Nuova Delhi è meglio attrezzata per ridurre la distanza con i mercati maturi

Bandiera Cina India

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Stefania Medetti

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Il punto di svolta, anticipa la Banca Mondiale, è atteso per il 2017. Fra un paio di anni, infatti, il Pil dell’India crescerà più velocemente di quello della Cina. La competizione fra i due giganti dell’Asia, ricorda BloombergBusiness, è cominciata alla fine degli anni Quaranta, quando l’India ha conquistato l’indipendenza e ha iniziato a adottare la democrazia, mentre la Cina si è modellata sugli ideali comunisti. Considerate le dimensioni demografiche dei due Paesi, ognuno ha le potenzialità per dominare l’economia globale. Finora, non c’era stato alcun dubbio sul vincitore: nel 2013, il Pil della Cina era 4,5 volte superiore a quello dell’India, ma adesso le cose stanno cambiando. 

Le previsioni a breve termine della Banca Mondiale, infatti, prendono in considerazione alcune circostanze specifiche: l’India, per esempio, ha una banca centrale credibile che sta inseguendo obiettivi come la riduzione dell’inflazione. Il nuovo governo si è impegnato a costruire infrastrutture e ad eliminare i paletti che, finora, avevano limitato lo sviluppo economico.  Se l’India manterrà le promesse, dunque, la Banca Mondiale prevede che il suo Pil crescerà del 7% nel 2017, rispetto al 5,5% del 2014. Per la Cina, invece, le cose potrebbero andare in maniera diametralmente opposta. Il Governo, infatti, ha annunciato un taglio della spesa e un restringimento del credito. Nell’equazione, inoltre, vanno inseriti gli effetti di una possibile bolla immobiliare. E’ lecito, dunque, aspettarsi un calo della crescita dal 7,4% del 2015 al 6,9% del 2017.

Ci sono altre ragioni che portano a credere che il rallentamento non sarà temporaneo, ma strutturale e che l’India, alla fine, supererà la Cina. Al momento, infatti, entrambi i Paesi stanno crescendo molto velocemente, perché stanno colmando la distanza con le economie più ricche. In pratica, si stanno levando di dosso gli effetti dell’isolamento, della sotto-educazione, dell’accesso limitato alla tecnologia, di povere infrastrutture e di regolamenti che impedivano lo sviluppo del business. La fase della convergenza di Cina e India verso i mercati maturi potrà durare altri vent’anni, dopodiché, cresceranno di circa 3% l’anno, un ritmo analogo a quello dei mercati maturi. 

Una volta in cui saranno diventati mercati maturi a loro volta, la crescita dipenderà dalle variabili demografiche e dalla capacità di innovare. L’India sembra posizionata meglio su entrambi i fronti: la popolazione della Cina, infatti, si sta riducendo. Per quanto riguarda l’innovazione, non è facile fare previsioni, ma è lecito ipotizzare che l’India si troverà in una posizione di vantaggio, proprio in considerazione del fatto che è una democrazia. Le democrazie, infatti, tendono ad assicurare diritti sulla proprietà e una generale stabilità e questo crea un ambiente più conducente al successo imprenditoriale. Il capitalismo autoritario della Cina, invece, è un nuovo modello e al momento non è chiaro se sarà in grado di produrre un ambiente in cui le persone assumono rischi, formano aziende e inventano cose. Nonostante ciò, l’India deve affrontare molti ostacoli: costruire infrastrutture, migliorare l’accesso all’educazione di qualità, rimuovere la burocrazia. Sotto questi punti di vista, la Cina può contare sull’autorità dei suoi leader nel fare scelte difficili e quindi il Paese può avvicinarsi più facilmente a un’economia matura. Per contro, per gestire un’economia in espansione, occorrono imprenditorialità ed innovazione e, sotto questo punto di vista, l’India ha molto da dire.

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