Economia

Perché il petrolio verrà soppiantato dal gas

Secondo Diego Gavagnin, il greggio pagherà alla lunga il fatto di essere una fonte energetica più inquinante

pozzo-petrolio

Giuseppe Cordasco

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“Il carbone sostituì la legna, il petrolio ha sostituito il carbone, il gas naturale sostituirà il petrolio, in attesa a sua volta di essere sostituito forse da miscele di metano e idrogeno”. A parlare non è qualche santone millenarista e apocalittico, ma Diego Gavagnin, uno degli esperti italiani più autorevoli quando si parla di energia. La sua è un’analisi lucida e razionale, basata innanzitutto sui numeri. “Il discorso è abbastanza semplice – spiega -: secondo i dati della BP, ritenuti a livello internazionale i più attendibili, nel mondo si consumano circa 33 miliardi di barili di petrolio all’anno. Allo stesso tempo, sul nostro Pianeta, sono state trovate riserve di gas naturale estraibili a prezzi ragionevoli per 187mila miliardi di metri cubi. Cifre abnormi, che tradotte in soldoni significano questo: se oggi sulla Terra si smettesse improvvisamente di consumare tutto il petrolio ed esso venisse sostituito con gas naturale, avremmo assicurati ben 22 anni di autosufficienza”.

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Tra l’altro, val la pena di aggiungere che ogni anno si scoprono nuovi giacimenti di gas, visto che ora esso viene cercato in maniera specifica, a differenza del passato quando scoperto il petrolio ci si fermava. Gas dunque ne abbiano e anche in abbondanza, resta da capire cosa sta spingendo il mondo verso un suo più intenso utilizzo a sfavore del petrolio, che in questo periodo tra l’altro vede il proprio prezzo letteralmente crollare, con una quotazione che al momento è sotto i 25 dollari a barile. “Mettiamola così – chiosa Gavagnin –: queste due fonti energetiche fossili non possono convivere, e siccome il gas è nettamente meno inquinate del petrolio presto avrà il sopravvento. Pensate al carbone, che viene ancora estratto e costerebbe anche meno del petrolio, eppure è stato messo praticamente fuorigioco proprio perché più inquinante. Questo vuol dire che la gente è disposta a pagare anche qualcosa in più pur di utilizzare fonti energetiche più ecosostenibili, da qui la scelta ormai ineluttabile per il gas”.

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Una scelta di carattere ambientalista che, se da una parte vede protagonisti i consumatori finali, dall’altra potrebbe vedere come attori determinanti di questa trasformazione epocale i governi nazionali. “Se, come avvenuto per il carbone – continua Gavagnin –, si arrivasse a definire una tassazione maggiore del petrolio rispetto a quella del gas, si potrebbe in maniera graduale spingere il mercato dell’energia verso una totale riconversione verso il gas a tutto discapito proprio del greggio”. Tutto bene dunque?

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“In realtà questo processo potrebbe avere effetti diversificati sulle Oil company e sui grandi Paesi produttori – fa notare ancora Gavagnin -. Ad esempio una realtà come l’Arabia Saudita che ha una produzione di idrocarburi molto sbilanciata sul petrolio rispetto al gas, potrebbe avere grossi problemi. Diversa invece la situazione di Paesi come gli Usa, la Russia, il Qatar, il Canada o l’Australia, solo per fare qualche nome, che già attualmente estraggono quantità più ingenti di gas”. Insomma, un settore quello energetico, che sta vivendo un momento di trasformazione epocale, con un futuro già molto chiaro: sarà questione di tempo, ma alla fine a predominare sarà il gas. “Non a caso – conclude Gavagnin – prevedo che il prezzo del gas, che ormai si è quasi completamente sganciato da quello del petrolio, continuerà a rimanere basso almeno fino al 2025”.

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