Economia

Perché il modello Gallipoli ha fallito

Con la chiusura della discoteca Cave e di Parco Gondar la movida dell'Ibiza italiana è entrata in crisi

Scorcio di Gallipoli

Barbara Massaro

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Il brand Puglia è ufficialmente entrato in crisi. L'estate di Gallipoli, la cosiddetta Ibiza d'Italia ha segnato, nel solo mese di luglio, un calo del turismo che oscilla tra il 20% e il 60% con soprattutto giovani che hanno dato forfait al Salento dopo una luna di miele durata diversi anni.

Perché non si va più a Gallipoli

I ragazzi sono tornati a frequentare Rimini o Riccione, mete del divertimento consolidato; i più fortunati si sono recati a Ibiza, quella vera, e gli altri si sono sparpagliati alla ricerca di luoghi dove, oltre al divertimento ci sia anche la cultura dell'accoglienza.

Il crollo delle presenze a Gallipoli è l'esito della chiusura delle due principali fonti di attrazione turistica del paese ovvero la discoteca Cave chiusa perché la struttura può ospitare un bar e non una discoteca (il ricorso dei titolari è stato respinto dal Tar il 12 luglio) e il famoso Parco Gondar, un'area di 30 mila metri quadri che ospitava eventi e concerti sequestrata per abusi edilizi (la richiesta di dissequestro è stata respinta dal tribunale l’11 luglio).

In pratica a Gallipoli l'intera macchina della movida era centrata su due strutture che avevano problemi legali, giuridici e amministrativi e ora che l'impalcatura è crollata il sistema ha mostrato tutte le sue falle.

Crisi di crescita?

Gli imprenditori del settore definiscono il periodo che sta attraversando il paese come una "Crisi di crescita", ma il problema è che l'esempio pugliese mostra il fianco alla ferita che ha buona parte del settore turistico italiano specie al meridione: improvvisazione e pressapocaggine

L'accoglienza non s'improvvisa, servono servizi adeguati alle richieste e prezzi coerenti con l'offerta, ma per troppo tempo in Puglia (e non solo) questo è avvenuto solo in parte.

Al netto delle strutture albeghiere e dei B&B, infatti, l'80% degli affitti turistici veniva versato in nero e i ragazzi pur di condividere con altre migliaia di coetanei le feste sulla spaggia, gli aperitivi e le notte in discoteca accettavano di dormire su un divano, sul balcone o, peggio ancora, in spiaggia. 

Nel giro di una manciata d'anni e sull'onda del successo della discoteca Cave e del Parco Gondar chiunque avesse un buco da mettere a disposizione dei turisti lo ha fatto con un intero paese che si è improvvisato imprenditore turistico pur non essendolo danneggiando sia i professionisti del settore sia i visitatori.

E ora che la bolla è esplosa cosa si può fare?

L'esplosione della bolla Gallipoli dovrebbe rappresentare uno stimolo a ripensare al potenziale del turismo made in Italy dove a fronte di un paese che ha tra le bellezze storiche e naturali più belle del pianeta scarseggia una politica dell'accoglienza che stimoli l'imprenditoria e punti su servizi e qualità dell'offerta.

E così la gente non ritorna e albergatori e ristoratori si leccano le ferite di una stagione da dimenticare. "Siamo di fronte a una crisi di crescita - ha ammesso l'assessore regionale con delega al turismo Loredana Capone - il brand Puglia non può essere vissuto in termini di moda, perché le mode prima o poi passano. Occorre costruire un’offerta migliore, con più eventi culturali e servizi per le famiglie".

A lamentarsi sono soprattutto coloro che avevano puntato tutto sul turismo della movida notturna visto che lo zoccolo duro delle famiglie resta affezionato alla meta salentina.

La crisi di quest'anno deve soprattutto essere un'occasione per ripensare il modello turistico mordi e fuggi dove alla qualità dell'offerta viene preferita la quantità di visitatori, ma le mode cambiano e il momento della passione dei giovani per il Salento è passato. 

Non sono, però, finite le bellezze da scoprire in Puglia come nel resto del nostro Paese ed è da qui che bisogna ripartire.

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