Economia

Perché il governo pensa ai Pir per rilanciare le infrastrutture

I Piani individuali di risparmio hanno già dimostrato di funzionare, e così si punta ora a raccogliere 15 miliardi per investimenti pubblici

Cantiere_Lavori pubblici

Giuseppe Cordasco

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La discussione intorno alla prossima manovra economica si fa sempre più calda e a tenere banco non c’è solo l’annunciato sforamento al 2,4% del rapporto deficit/Pil, ma anche la natura e i contenuti pratici delle misure economiche che potrebbero essere adottate.

E nelle ultime ore ha fatto capolino una proposta che punterebbe a rilanciare gli investimenti pubblici. Il governo infatti  starebbe studiando, proprio in vista della prossima manovra, l'introduzione di 'Pir infrastrutture'.

Parliamo dei cosiddetti Piani individuali di risparmio che, sulla falsariga dei già operativi Pir per le Pmi, consenta "con un costo di 100 milioni per la defiscalizzaione" di raccogliere "15 miliardi dal risparmio privato, quasi un punto di Pil, per dare una spinta importante proprio al piano di investimenti pubblici".

Ad annunciarlo, in un’intervista all’Ansa, è il viceministro all'Economia Massimo Garavaglia. Ma come funzionerebbe questo nuovo strumento finanziario?

Stesse agevolazioni fiscali

I “Pir infrastrutture” avrebbero, come già accennato, le stesse caratteristiche dei Piani individuali di risparmio per le piccole e medie imprese, che tra i vantaggi maggiori prevedono l'esenzione totale della tassazione sul capital gain.

In sostanza parliamo di investimenti che abbracciano un’ampia gamma di strumenti finanziari, dalle azioni alle obbligazioni passando per conti correnti e fondi comuni. I Pir per le Pmi, che sono riservati solo a investitori privati, sono definiti in questo modo, perché la legge prevede che una parte consistente dei fondi raccolti sia indirizzata verso strumenti finanziari emessi appunto da piccole e medie imprese.

Lo stesso, molto presumibilmente, dovrebbe ora avvenire con gli investimenti pubblici, a cui dovrebbe essere indirizzata una parte consistente dei nuovi Pir infrastrutture.

Ricordiamo poi che, i Pir per le Pmi, come già sottolineato, prevedono che per chi mantiene l’investimento per almeno 5 anni e fino a un massimo di 30mila euro all’anno, non scatti nessuna tassazione sui rendimenti ottenuti. Un significativo vantaggio fiscale che di fatto ha decretato il successo di questi strumenti finanziari che in poco tempo hanno raccolto circa 18 miliardi di euro.

Previsioni ottimistiche

Ed è proprio il buon risultato ottenuto dai Pir per le Pmi, a far sperare in un andamento analogo per i Pir infrastrutture. "Alla luce dell'enorme successo dei Pir per le piccole e medie imprese, con oltre 18 miliardi di euro raccolti in poco tempo con enorme soddisfazione dal punto di vista degli investitori – ha spiegato infatti Garavaglia - stiamo pensando di utilizzare uno strumento simile per il programma di investimenti di cui necessita il nostro Paese".

"Stiamo studiando il 'Pir infrastrutture', che funzionerebbe con la medesima modalità, dando la possibilità ai piccoli risparmiatori di investire nelle infrastrutture".

Secondo il governo tra l’altro, questa sarebbe la dimostrazione che, ha concluso Garavaglia, “non servono tante risorse aggiuntive, ma la rimozione di regole stupide e la volontà di intervenire in un settore chiave come quello delle costruzioni e delle infrastrutture".

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