Economia

Ecco perché la Grecia pensa di tassare i prelievi al bancomat

Il ministro delle Finanze Varoufakis ha detto che favorirebbe l’uso delle carte di credito, combattendo quindi l’evasione fiscale. Tutti i dubbi

Yanis Varoufakis

Fabrizio Goria

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La Grecia si sta attrezzando per evitare che ci siano corse agli sportelli bancari in caso di deragliamento delle trattative con i partner internazionali.

O almeno questa è l’impressione degli analisti finanziari, specie dopo che il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha parlato della possibile imposizione di imposte bancarie ex novo. Una di esse, nello specifico, colpirebbe chi deve ritirare contanti presso i bancomat.

“Un modo per incoraggiare l’uso delle carte di credito”, ha detto Varoufakis. Un modo, più che altro, per contrastare l’evasione fiscale. Ma anche uno strumento per minimizzare i ritiri dei depositi, che potrebbero aumentare in modo significativo nel caso lo stallo nelle negoziazioni continuasse. 

I depositi sempre più giù
Per capire che situazione sta vivendo la Grecia, sotto il profilo bancario, bisogna tornare indietro di qualche mese. Nello specifico, fra il dicembre scorso e il 25 gennaio, data delle elezioni politiche che hanno sancito la vittoria del Syriza di Alexis Tsipras. L’incertezza legata all’esito delle urne aveva spinto i cittadini ellenici a ritirare, con frequenza sempre maggiore, i depositi allocati presso le banche del Paese.

Secondo i dati ufficiali della Banca centrale nazionale greca, i depositi sono calati a un ritmo costante, passando dai 177,845 miliardi di euro di fine novembre ai 149,035 miliardi di fine marzo. E secondo le previsioni di J.P. Morgan, sia per aprile sia per maggio il deflusso è stato rilevante. In altre parole, è possibile che a oggi si sia sotto quota 140 miliardi di euro. Una cifra che, data l’incertezza legata al futuro del Paese, potrebbe essere ancora minore a fine giugno. 

La Grecia potrebbe introdurre una imposta sul prelievo ai bancomat Yanis Varoufakis

Il supporto (cruciale) della Bce
Inoltre, sempre per comprendere al meglio qual è la condizione degli istituti di credito ellenici, bisogna ricordare che a oggi l’unica stampella di sostegno è quella data dalla banca centrale greca, tramite l’Emergency liquidity assistance (Ela), il canale di liquidità emergenziale della Banca centrale europea (Bce).

Esso eroga circa 80 miliardi di euro alle banche elleniche, ma le eventuali perdite ricadono non sull’Eurosistema, bensì sulla banca centrale nazionale di riferimento. Più i cittadini greci ritirano depositi, più gli istituti di credito vanno in crisi. E affinché l’Ela sia erogato - la revisione è su base bisettimanale - occorre che siano soddisfatte alcune condizione.

Queste sono contenute nel manuale di procedura del’Ela, che spiega che le erogazioni sono effettuate “a favore di un’istituzione finanziaria solvibile o di un gruppo di istituzioni finanziarie solvibili che si trovino ad affrontare temporanei problemi di liquidità, senza che tale operazione rientri nel quadro della politica monetaria unica”. In altre parole, le banche greche possono accedere all’Ela solo dimostrano la propria solvibilità e che la scarsità di liquidità è temporanea. 

Controlli sui capitali?
Ma cosa succederebbe se ci fosse un prolungamento delle negoziazioni fra Tsipras, Varoufakis e il Brussels Group?

Come ha fatto notare la banca nipponica Nomura, ci sarebbe un incremento nel ritiro dei depositi. E storicamente, come ha ben raccontato nei mesi passati il quotidiano ellenico Kathimerini, essi avvengono tramite i bancomat. E qui entra in gioco la mossa di Varoufakis. Contattato da Panorama.it, un economista del Société Générale, dietro clausola di anonimato, fa notare che “si tratta di una forma di controllo sui capitali, dato che viene privilegiato un metodo di circolazione della moneta rispetto a un altro”.

In sostanza, un preludio di ciò che potrebbe accadere nei prossimi giorni. L’introduzione di limiti alla libera circolazione dei capitali, infatti, è un’opzione in campo nel caso la Grecia non riuscisse a onorare le proprie obbligazioni con il Fondo monetario internazionale (Fmi), al quale - solo in giugno - deve rimborsare circa 1,5 miliardi di euro. In fin dei conti, questa via è possibile, in quanto gli articoli 65 e 66 del Trattato sul funzionamento dell’Ue prevedono che possano essere introdotte, all’interno degli Stati membri, limitazioni alla libera circolazione dei capitali.

Proprio come avvenne a Cipro nel corso del 2013. 

Non ci saranno problemi a ripagare il Fmi in giugno Yanis Varoufakis

Il tempo? Finito
Varoufakis, che oggi doveva essere all’Università Bocconi di Milano per un intervento ma ha dovuto cancellare l’evento all’ultimo causa negoziazioni con il Brussels Group, ha garantito che non ci saranno problemi coi rimborsi al Fmi in giugno. Eppure, nelle sale operative i dubbi rimangono. L’ultimo vertice di Riga aveva lasciato aperta qualche speranza, complice l’incontro definito dal cancelliere tedesco Angela Merkel “amichevole” con Tsipras e il presidente francese François Hollande. Ma le ultime parole del titolare del Tesoro ellenico lasciano ben poco spazio all’ottimismo. Delle due l’una: o si trova un accordo coi creditori internzionali al più presto o l’attuale limbo in cui si trova Atene potrebbe diventare un abisso infernale. 

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