Pensionati all'estero: dove vivere bene con 1.000 euro al mese

Sono sempre più numerosi i pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero. Per il clima, ma soprattutto per i costi. Perché una piccola rendita consente di vivere più dignitosamente in altri paesi. L’importante è scegliere bene la destinazione. Ecco le storie di chi l’ha già fatto.

Credits: Elaborazione di Stefano Carrara

Franca Roiatti

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Corrado l’ha fatto pensando alle sue ossa, Maria per il suo umore, e un po’ per i suoi figli, Beppe per scrollare via 15 anni dalla sua carta d’identità e dal suo cuore. Tutti lo fanno anche per i soldi. Sono pensionati che scappano dall’Italia per ricominciare indossando bermuda e infradito, e spendere fino a un terzo di quanto costa(va) la loro vita a Milano, Roma o Ferrara.

Difficile stimare quanti siano. L’Inps paga quasi 400 mila pensioni all’estero, ma il dato comprende anche emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza. Molti anziani in fuga continuano a ricevere i soldi in una banca italiana. Tuttavia, la voglia di fare le valigie aumenta, anche a causa della crisi. «Nell’ultimo anno e mezzo accessi e richieste di contatto sul nostro sito sono cresciuti del 40 per cento» dice Alessandro Castagna, fondatore di Voglioviverecosì.com, un portale che ospita storie sull’esodo degli italiani di tutte le età, diventato un libro Come lasciare tutto e cambiare vita, pubblicato dalla Newton Compton. Nel forum del sito molti cercano suggerimenti su come e dove trasferirsi: «Le prime cose che chiedono è se si tratta di un paese tranquillo, sicuro, e se l’assistenza sanitaria è di buon livello» informa Castagna.

Un pensionato su due in Italia ha un reddito inferiore ai 1.000 euro. Ma con meno di 1.700 euro al mese «si vive di rinunce» calcola il Codacons. «Qui con 1.000 euro si sta benissimo» rilancia Ciro Fantini, che è in Tunisia, soprattutto per approfittare del regime fiscale. «Pago il 25 per cento di tasse sul 20 per cento del reddito. E questo mi permette di recuperare una parte consistente della mia pensione». Fantini è un ex dipendente pubblico di 70 anni che da tre vive a Ràdes, 10 chilometri dalla capitale. «Abito in una villa a schiera con prato all’inglese, terrazzo, patio, e pago 260 euro al mese di affitto». Qui in una pescheria si può mangiare con 7-8 euro. «Io ho il pacemaker e devo tenermi sotto controllo. Grazie a una convenzione potrei accedere agli ospedali pubblici, però mi sono fatto visitare da un primario pagando 50 dinari, 25 euro». Le intemperanze dei salafiti, dopo la cacciata di Ben Alì, spaventano gli stranieri: «Una coppia di amici ha deciso di rientrare» conferma Fantini. «I tunisini possono farcela, ma c’è ancora molta strada da fare».

Di strada, invece, ne ha fatta tanta Beppe Bonazzoli, 64 anni, ex giornalista che dopo un risveglio traumatico nel letto di un’unità coronarica, «imbragato in un groviglio di fili», ha deciso che era venuto il momento di cambiare vita. Ha fatto le valigie ed è partito in cerca del suo paradiso. Che ha trovato in Thailandia, dopo avere esplorato Centro e Sud America. Il viaggio è diventato un libro: Fuga per la vita. Andare via per vivere felici (Tropea). «La terza età non è più quella della resa, ma dei progetti. Nonostante l’infarto, io a Phuket ho preso il brevetto da sub. E ho fatto un giro in moto: Thailandia, Vietnam, Laos». Bonazzoli ha scelto l’Oriente per la convenienza: «Pago 500 euro di affitto al mese per un appartamento in un bellissimo complesso, lavare 1 chilo di biancheria mi costa 1 euro, pago 10 euro una persona che fa le pulizie per tutto un pomeriggio e 25 la visita da un cardiologo». Nella scelta molto hanno contato tranquillità e sicurezza: «Qui non serve una vigilanza armata 24 ore al giorno come a Santo Domingo» aggiunge.

Considerazioni condivise da Giancarlo e Stefania Noè, in fuga dagli inverni cupi di Arona. «Ai Caraibi e a Cuba la mancanza di sicurezza era un problema» ricorda Giancarlo. «Un breve viaggio in Thailandia ci ha convinti. Abbiamo cominciato a venirci ogni inverno, aumentando pian piano la permanenza. Finché, 7 anni fa, ci siamo resi conto che tornare in Italia era inutile» Hanno comprato casa per 20 mila euro a 8 chilometri da Pattaya: 70 metri quadrati, il doppio di giardino. Qui si può vivere con 800-1.000 euro al mese, cenando in ristoranti locali per 12 euro.

L’essenza di Bali è invece una delle ragioni che hanno spinto Enrico Somma e la moglie Gigliola a trasferirsi. «Ho girato il mondo e visto posti bellissimi, ma Bali mi ha conquistato perché oltre alle spiagge ci sono tradizioni antiche e una spiritualità che pervade la vita di ogni giorno e che non mi stanco di esplorare». Lui e la moglie hanno adottato 15 anni fa un bimbo balinese che ormai è adolescente e che «non è il momento di portare in Italia». Hanno costruito una casa nelle risaie, fuori dai percorsi turistici, che lasciano sempre aperta. «Non c’è neppure un guardiano» dice Enrico. Una casa fuori dalle zone più turistiche si può comprare per 40 mila euro, una collaboratrice domestica si paga 60-70 euro al mese. «Se penso a quanto ho pagato la badante che si è presa cura di mia madre in Italia...» sospira Somma. «Certo non è più la Bali di 15 anni fa, ma si può ancora vivere con poco, anche 800 euro al mese. Qui non ti metti le scarpe, non hai bisogno del cappotto e non paghi il riscaldamento».

Proprio per risparmiare sul riscaldamento molti pensionati decidono di trascorrere in un paese caldo solo i mesi invernali. «Da tre anni andiamo a Gran Canaria, da ottobre ad aprile» spiegano Giuseppe e Maria Grazia Tomasoni di Milano. «C’è un bel gruppo di italiani, viviamo in bilocali con terrazza, i condomini hanno spesso piscina, ci sono gelaterie, ristoranti, negozi. Con 400 euro al mese si mangia, altri 500 si spendono per la casa». Giuseppe, 76 anni, è asmatico e Gran Canaria rappresenta il perfetto compromesso tra buon clima e assistenza medica europea. E poi c’è un regime fiscale privilegiato. «Paghiamo il 40 per cento di tasse in meno che in Italia, l’iva è al massimo al 13,5 per cento, la benzina costa la metà» snocciola Tomasoni. «Se torniamo l’estate è solo per i nipotini». Nell’ultimo anno e mezzo i pensionati italiani che hanno deciso di trascorrere più di 6 mesi alle Canarie sono quadruplicati, stima Fabio Chinellato, responsabile di InfoCanarie Promotion and Consulting, che aiuta imprese e famiglie che vogliono trasferirsi. «Una coppia in pensione può cavarsela con 900 euro al mese».

La tempesta che si è abbattuta sul mattone ha risvegliato l’interesse degli italiani anche per la Spagna, dove nel 2012 i prezzi sono crollati di oltre il 34 per cento. «Soprattutto Marbella e Almeira in Costa del Sol, Fuerteventura nelle Canarie o località emergenti come Santa Ponsa nelle Baleari» informa l’istituto di ricerca Scenari immobiliari «dove con 150 mila euro si compra una casa di buon livello sul mare». Stessa sorte è toccata alla Grecia, dove il calo dei prezzi è tra il 10 e il 30 per cento. Le Cicladi continuano a essere in testa alle preferenze. Rodi piace per i collegamenti low cost. E poi Creta, dove basta allontanarsi dalla costa per comprare una casetta con 80 mila euro.

Nel nord-est del Brasile, che fino al 2007 è stata una delle mete preferite, il boom economico ha invece cambiato tutto. E ora c’è chi come Pasquale Lo Russo, 65enne ex manager romano, trasferitosi 10 anni fa, sogna di tornare in Italia, con moglie e figlia, a causa «del carovita, dell’inflazione e di un tasso di cambio dimezzato. Se nel 2006 con 1 euro ottenevi 4 reais brasiliani, oggi ne ottieni la metà». Mentre Fiorenzo Vincenzi, 66 anni, un po’ per amore di Janina, un po’ perché stufo della vita da postino nel Trevigiano, ha scelto di trasferirsi a Santa Cruz, in Bolivia. «Con 60 boliviani, meno di 6 euro, mangiamo la pizza e beviamo un’ottima birra» racconta. L’affitto di una villa con piscina costa 200 euro al mese, altri 100 euro per il cibo. Anche le assicurazioni mediche costano meno di un decimo di quelle brasiliane: per un over 65 anni tra i 50 e 100 euro al mese.

America Centrale e Caraibi continuano a esercitare il loro fascino. Il Costa Rica attira soprattutto per la sua stabilità, «è uno stato di diritto romano» riassume Luigi Cisana, presidente del Comites locale. «E poi qui ci sono le spiagge e le terme, le montagne e le foreste, la temperatura non scende mai sotto i 22 gradi». Una casetta da 55-60 metri quadrati in un complesso che ricostruisce l’atmosfera del villaggio si paga intorno ai 50-60 mila euro, per una cena in una trattoria locale bastano pochi euro.

«Negli ultimi due anni il numero dei pensionati in arrivo è cresciuto di almeno il 25 per cento» precisa Ermanno Filosa, 72 anni, presidente del Comites di Santo Domingo, «perché con 700-800 euro si vive tranquillamente. E quelli che non ce la fanno o vogliono compagnia prendono una casa con altri anziani». Le enclave storiche sono nel sud, a Boca Chica e La Romana, ma il flusso si sposta anche a Sosua, nel nord. «Qui non abbiamo problemi di sicurezza» rassicura Aldo Breda, friulano che si è reinventato un lavoro e con la moglie gestisce l’agenzia Caraibicasa, che assiste chi vuole cominciare una nuova vita a Santo Domingo. «C’è perfino una coppia di ottantenni di Udine che passa qui tutti gli inverni». Breda ha da poco consegnato la casa ad Antonio e Maria Cattelani di Reggio Emilia, operaio edile in pensione lui, casalinga lei: «Abbiamo investito i nostri risparmi» dice Maria «a gennaio siamo andati a Sosua per una vacanza e mi sono sentita a casa, io che sono spesso triste per 2 settimane ho smesso di prendere ansiolitici e sonniferi. La spesa costa un terzo, si mangia fuori con 5 euro. Arriveranno anche i nostri figli, per loro in Italia non c’è futuro».

Ma il futuro può cominciare anche a 80 anni. Almeno quello di Sergio Stabile, che ha deciso di stabilirsi in Tanzania, dove ha sposato una tanzaniana. Abita a Bagamoio, la spiaggia di Dar es Salam, e ormai «non si accorge più di essere bianco». «Qui si può vivere con 2-3 euro al giorno o spenderne 300, ma una casa si costruisce con 15-20 mila euro». La Tanzania è ancora una scelta da pionieri, però nel vicino Kenya la comunità dei pensionati italiani è nutrita. Vivono soprattutto nei villaggi della costa tra Malindi e Mombasa. Luigi Gospedini vive a Malindi da prima della pensione e confessa: «Ci sono luoghi bellissimi, un clima stupendo, e ho imparato a non stressarmi ». Del resto non mancano le ragioni: «Con 1.000 euro si può vivere bene, certo non uscendo ogni sera e magari imparando a fare la spesa nei supermercati indiani, dove un pacco di pasta può costare 50 centesimi invece di 4 euro».

Gli italiani hanno colonizzato anche un paio di isole di Capo Verde, facendo lievitare i prezzi. «La casa da sogno con piscina e vista mare richiede investimenti importanti, intorno ai 200-300 mila euro» avverte Cristina Gentile, amministratore della B-Abroad, agenzia immobiliare di Boavista. «Con 600 euro al mese si può affittare un trilocale». Corrado Novi e la moglie Clea, entrambi ex dipendenti pubblici hanno lasciato l’umidità di Ferrara per il sole di Boavista. «È la più cara delle isole, nelle altre si può vivere con la metà, comunque con una pensione da 1.500 euro in Italia cominciavamo a fare fatica, qui viviamo bene, il tonno costa 2 euro al chilo, si mangia fuori anche con 10, si può fare il bagno la vigilia di Natale. A volte mi manca un buon piatto di cappelletti o una partita di tennis in tv, ma posso farne a meno. Viviamo in bermuda e infradito e io non ho più mal di ossa».
(hanno collaborato Gilda Lyghounis, Paolo Manzo e Alessandro Ursic)

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