Pensioni e Quota 100 scaldano l'autunno del Governo
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Pensioni e Quota 100 scaldano l'autunno del Governo
Economia

Pensioni e Quota 100 scaldano l'autunno del Governo

In un clima di totale incertezza iniziano le trattative tra Governo e Sindacati

Sarà una trattiva lunga e complessa. Governo e Sindacati hanno fissato il calendario per iniziare il confronto sulla riforma del sistema previdenziale italiano, tema caldo per l'esecutivo, tanto più nel post Covid con un'Italia messa in ginocchio dalla crisi economica e dall'assenza di misure politiche efficaci per contenere l'emorragia economica.

La pressione dell'Europa

Che le cose in Italia debbano cambiare in tema pensioni è, comunque, consapevolezza comune, ma come cambiarle e con che coperture sarà fonte di scontro politico ed economico per il prossimo semestre.I tempi, però, stringono. Con la consueta tecnica del bastone e della carota l'Europa ha accettato di aprire i lacci del borsello del Recovery Fund ponendo tra le condizioni anche quella della modifica del sistema previdenziale entro la metà del prossimo anno.

Il calendario

Primo appuntamento tra Governo e Sindacati sarà il 16 settembre quanto si discuterà delle misure da inserire nella Legge di Bilancio, con l'obiettivo di mettere in campo una riforma complessiva del sistema, a partire dal primo gennaio 2022, ovvero dopo la conclusione della sperimentazione di quota 100, pericoloso scalone che potrebbe far collassare il sistema.

Nell'immediato, però, si studia la maniera per prorogare ed estendere Ape Sociale e Opzione Donna. L'idea sarebbe quella di estendere Ape Sociale a molte più categorie logoranti mentre per Opzione Donna si valuta di inserire l'opzione anche al part time verticale.

I nodi da sciogliere

Sul tavolo dei negoziati sin da subito potrebbe arrivare un'ipotesi che piace al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Si tratterebbe, anticipa il Sole24Ore "dell'introduzione di un meccanismo flessibile per consentire le uscite a partire da 62, o 63, anni di età anagrafica e un'anzianità contributiva minima di 38 anni, o forse anche 36, prevedendo una penalizzazione, con l'aggancio pieno al sistema contributivo puro, sotto forma di riduzione del trattamento del 2,8-3% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia del pensionamento di vecchiaia (67 anni)".

Questa flessibilità in uscita potrebbe essere un buon jolly da utilizzare anche nell'immediato quando, con lo sblocco dei licenziamenti, le aziende in crisi da Covid potranno tagliare il personale. La mano tesa del Governo ai sindacati sarebbe funzionale a evitare che le parti sociali insistano con la dispendiosa ipotesi della cosiddetta Quota41 per i lavoratori precoci, ovvero la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Le coperture

Il tutto andrà valutato tenendo conto delle coperture e anche dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita per le pensioni anticipate che era stato bloccato fino al 2026 quando era stata introdotta la fallimentare esperienza di Quota 100.

Proprio dallo scarso entusiasmo dimostrato dagli italiani con Quota 100 potrebbero arrivare 2, 3 miliardi: tesoretto che potrebbe venir utilizzato nel corso delle negoziazioni valutando l'ipotesi della creazione di un fondo di garanzia per i giovani.

I tempi stringono e se le novità per il prossimo anno finiranno nella Legge di Bilancio, la riforma del sistema previdenziale nella sua interezza arriverà nel 2022 con tutto il suo pacchetto d'incertezze.

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