Economia

Passera, il ministro tecnico che fa le prove da politico

Il suo discorso al meeting di Rimini è il segnale di un desiderio di scendere in campo

Corrado Passera, ministro per lo sviluppo economico oggi al meeting di Rimini (Credits: ANSA/ PASQUALE BOVE)

In questa interminabile vigilia della Terza Repubblica, un “golden boy” della futura politica, mai “confesso” ma immaginato tale praticamente da tutti, con sfumature diverse quando non opposte, è senza dubbio Corrado Passera, attuale superministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture. Non vuol dire che tutti lo considerino già “sceso in campo” di fatto, o sicuro di scendervi, ma desideroso di farlo questo sì. E hanno ragione.

La sua uscita di questa mattina a Rimini, molto “visionaria” ma anche fattuale (ha voluto accodarsi al gelido ottimismo del premier ma ha aggiunto un volontarista e “Ciampiano” richiamo alle responsabilità di tutti) conferma questa sua vocazione ormai insopprimibile in lui. Che non vuol dire, però, avere una strada chiara davanti a sé.

Passera in realtà fa già politica, e da anni (a meno di non volersi accodare al verbo dei talebani iper-tecnocrati, convinti che si possa fare l’amministratore delegato delle Poste o di Banca Intesa San Paolo senza fare, implicitamente, politica: cioè senza compiere quotidianamente scelte ben diverse da quelle che farebbe un calcolatore elettronico…). E per questo quando è stato chiamato da Monti, e dopo aver negoziato i propri poteri, non ha avuto dubbi a rinunciare ai 300 mila euro al mese di stipendio che intascava… Che sia un buon segno o il suo contrario, fatto sta che Passera vuole impegnarsi “per il bene comune”… Che significa esattamente scendere in politica, magari dopo un riscaldamento a bordo campo come tecnico…

Ma l’ex banchiere non ha ancora deciso come e quando scendere in politica nel verso senso della parola, cioè ponendosi a capo o creando un partito e facendosi eleggere. Già: perchè degli schieramenti attuali l’unico che potrebbe (ma bisogna dire: avrebbe potuto) puntare su di lui come su un “nuovo Prodi” è quello guidato dal Pd, ma è chiaro che Bersani & C. a tutti pensano fuor che a Passera, anche subornati dal castrante influsso dell’Ingegnere, Carlo De Benedetti, che del primo Prodi era stato invece king-maker, e che detesta Passera, o meglio il suo successo, come ha sempre detestato l’autonoma affermazione di tutti coloro che hanno lavorato insieme a lui, da Roberto Colaninno ai propri stessi figli.

Quindi un nuovo Ulivo con il nuovo-Prodi-Passera non si può fare; il centro è gracile e confuso, tra Casini, Api, Montezemolo-moi non plus ed è inaffidabile per chiunque; la destra, che in fatto di confusione neanche scherza, è comunque eterogena a Passera. Non resterebbe che “far da sé”: ma innanzitutto il ministro è benestante, anche ricco, ma in decine di milioni di euro, non in centinaia: quindi non può autofinanziarsi un partito come ha fatto Berlusconi. E poi non può farlo ora che è al governo.
Quindi? Tutto rinviato. Per il Passera-politico, ri-chiedere dalla prossima legislatura in poi, sempre che il caos che c’è dentro il Paese non partorisca un altro esecutivo tecnico, e qualcuno non ri-chiami Passera al governo, ri-bloccandone le autonome intenzioni politiche con il vincolo dell’eterna emergenza italiana…

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