Tltro, ossia “i soldi di Draghi” che le banche non vogliono

Come funziona e perché non otterrà gli obiettivi sperati il maxi prestito concesso dalle Bce ma votato a essere erogato a famiglie e imprese

tltro

Zornitza Kratchmarova

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È stata l’ennesima boutade a sorpresa del presidente del Consiglio Matteo Renzi a riaccendere i riflettori sui "soldi di Draghi". Quelli che, secondo il premier, dovrebbero garantire alle "piccolissime imprese" ("le grandi ce la fanno", ipse dixit) la liquidità necessaria "per dare il Tfr subito in busta paga". Lasciando stare la proposta in sé, al quanto dubbia e che potrebbe rivelarsi un boomerang non solo per le aziende ma anche per i lavoratori (della serie: cornuti e mazziati), questi "soldi di Draghi" cosa sono?

In soldoni: il Matteo nazionale si riferisce al Tltro, che sta per targeted long term refinancing operation. È il primo maxi-prestito concesso dalla Bce di Mario Draghi alle banche dell’Eurozona al tasso stracciato dello 0,15% perché ridiano fiato all’economia reale. Aprendo linee di credito a go go a famiglie e imprese. Da lì l’aggettivo “targeted”. In teoria le banche sono obbligate a usare quei soldi per i comuni mortali. Ed è ciò che differenzia la magica sigla “Tltro” dalla più nota “Ltro” che nel 2011 prima e nel 2012 poi servì a iniettare una buona dose di liquidità nel sistema bancario Ue affetto da una paralisi pressoché totale.

In quel caso la discrezionalità nell’utilizzo dei fondi messi a disposizione dei vari istituti era totale. Ora no. Chi non fa uso corretto dei quattrini pagherà un dazio al Mario nazionale. Questo sulla carta. Nella realtà: nulla (ma proprio nulla) succederà. Perché non c’è un vero meccanismo che costringa le banche a erogare nuovo credito. L’unico deterrente perché lo facciano è dato dalla restituzione anticipata di un paio d’anni dei soldi presi in prestito per chi non rispetta le regole del gioco (settembre 2016, anziché settembre 2018). E anche in quel caso non è affatto detto che si dia seguito a quanto stabilito.

Un po’ poco, verrebbe da dire. Eppure, dinanzi a cotanta generosità i banchieri hanno nicchiato. Alla prima asta dei Tltro tenutasi lo scorso 18 settembre sono stati assegnati 82,6 miliardi di euro contro i 100 o addirittura i 150 previsti dagli analisti più galvanizzati. Ma come? Arrivano soldi a pioggia e nessuno li vuole?

Un paio di riflessioni
1. L’economia reale resta al palo e le banche non hanno alcuna intenzione di sobbarcarsi altri prestiti con il rischio poi di diventare ostaggi di pagatori cattivi o non pagatori affatto. E pazienza se il cappio del credit crunch costringa a fallimenti a catena imprese più o meno grandi (e tolga ossigeno alle famiglie ridotte allo stremo).

2. Ai signori in grisaglia tremano i polsi in vista della scadenza del 17 ottobre quando verranno resi noti i risultati della doppia tornata di esami a cui sono sottoposti in questi mesi i principali istituti di credito europei. Per un motivo semplice: è assai probabile che gli asset quality review (Aqr) e gli stress test vadano peggio del previsto. Per alcuni anche molto peggio. E ciò obblighi tutti o quasi a correre ai ripari con ulteriori e pesanti rafforzamenti patrimoniali. Scommettiamo?

P.s. L’Eurotower ha annunciato che l’11 dicembre si terrà la seconda asta dei Tltro. Stay tuned! (Che Renzi riesca nel frattempo a sbrogliare la matassa?)


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