Fiscal cliff, la legge che farebbe ripiombare gli Usa (e non solo) in recessione

Sospesi sul baratro. Manco fossero tanti Wile Coyote nati dalla celebre matita di Chuck Jones nel 1948 per la Warner Bros. Oggi 13 novembre il Congresso Usa ha iniziato la trattativa per evitare il fiscal cliff. E tutti (ma …Leggi tutto

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Zornitza Kratchmarova

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Sospesi sul baratro. Manco fossero tanti Wile Coyote nati dalla celebre matita di Chuck Jones nel 1948 per la Warner Bros. Oggi 13 novembre il Congresso Usa ha iniziato la trattativa per evitare il fiscal cliff. E tutti (ma proprio tutti) sono con il fiato sospeso. Bene. Ma fiscal che? Se ne parla da giorni. Ovunque. Manco fossero i tempi del famigerato spread (tuttora vivo e vegeto, per carità!).

Ma di che si tratta? Perché tanta apprensione per una legge americana? Sarà anche colpa del nome: baratro fiscale, appunto. Certo non tranquillizza! Ma in soldoni? Ecco una spiegazione terra terra: gli Stati Uniti rischiano il baratro (finanziario, per l’esattezza) se i tagli alla spesa (per 100 miliardi di dollari l’anno) e lo stop a una serie di incentivi fiscali (per un totale di 500 miliardi l’anno circa) previsti dal governo Bush nel 2003 e confermati da Obama nel 2010 dovessero scattare automaticamente. Il rischio è duplice:

1. Il ritorno immediato o quasi alla recessione con la disoccupazione che potrebbe schizzare sopra il 10% contro l’attuale 8% (raggiungerebbe così i livelli dell’Italia che oggi viaggia sul 10,8%, oltre tre punti sopra la media Ocse). E un effetto-domino per l’Europa intera (e non solo).

2. La perdita della tripla A da parte delle agenzie di rating. Fitch, in testa. E non è una questione di farsi belli di fronte al mondo. Qui c’è in gioco la credibilità del sistema. Piacciano o no Fitch & Co!

Perché una cosa è certa: il deficit federale Usa non ha precedenti. Quest’anno per il quarto anno di fila ha sfondato la soglia psicologica dei 1.000 miliardi di dollari!!! E salvo interventi incisivi farà altrettanto (se non peggio) anche nel 2013. E quindi? Bisogna evitare il baratro. Appunto. Peccato che il Congresso abbia i democratici alla Camera e i repubblicani al Senato. E le elezioni del 6 novembre non hanno affatto modificato i pesi.

Obama vorrebbe limitare le riduzioni automatiche alla spesa. E ha fatto sapere che accetterebbe 2,5 dollari di tagli per ogni dollaro di entrata fiscale in più. Soprattutto per i redditi superiori ai 250 mila dollari l’anno. Ma i repubblicani non ci stanno. Almeno a parole. Per loro le tasse non si toccano. Si taglia il welfare semmai. Come dire: il braccio di ferro è solo all’inizio. Ma il tempo stringe. Salvo un accordo bipartisan alla mezzanotte del 31 dicembre 2012 il pacchetto di misure sarà cosa fatta.

P.s. Unico vantaggio per chi sta nella zona euro: l’attuale impasse dovrebbe mantenere basso lo scambio euro-dollaro. Non a caso gli analisti di Credit Suisse hanno fissato entro fine anno un target di 1,35 dollari per euro. Non male! Anche se oggi, proprio oggi, viaggia sull’1,27.

P.s.2. A coniare il termine “fiscal cliff” è stato il presidente della Fed Ben Bernanke, fautore di una politica monetaria espansiva sostenuta da Obama. E il quantitative easing di cui è il fautore numero uno ne è un esempio concreto.

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