Pagamenti Pa, a far testo sono i numeri di Bankitalia

Il commissario Ue Tajani ha giustificato l’apertura delle procedura di infrazione contro l’Italia citando proprio i dati di Palazzo Koch

Il commissario europeo all'Industria Antonio Tajani – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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La querelle nata intorno all’apertura da parte dell’Ue della procedura di infrazione contro l’Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione sta assumendo i connotati di uno scontro tutto politico. Da Palazzo Chigi infatti, sono state molte le prese di posizione, dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al sottosegretario alla presidenza Sandro Gozi fino all’altro sottosegretario Graziano Delrio, nelle quali a vario titolo si è parlato di sorpresa, di strumentalizzazione fino a usare il termine di “irresponsabilità”.

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Eppure, interpellato sull’argomento il commissario europeo all’Industria Antonio Tajani, che materialmente ha dato il via al procedimento disciplinare verso il nostro Paese, ha addotto come motivazione fondamentale di questa criticata scelta, i numeri resi pubblici recentemente dalla Banca d’Italia. La decisione adottata dal gabinetto dei commissari europei infatti, ha riferito lo stesso Tajani, avrebbe avuto come base di riferimento proprio i dati elaborati dai tecnici di Palazzo Koch che, per il 2013, indicherebbero tempi medi nei pagamenti della Pa tra i 170 e 180 giorni, con punte anche di 210 giorni per alcuni lavori pubblici.

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Saremmo dunque ben lontani dai 30 giorni imposti da Bruxelles, che possono al massimo diventare 60 per determinati ambiti tipo quello sanitario. Da qui una scelta definita inevitabile e che, sempre secondo Tajani sarebbe addirittura a tutela del nostro Paese. Il commissario europeo ha infatti ricordato che, in caso di inadempienza da parte di un ufficio pubblico, sui pagamenti arretrati scatta una mora dell’8% che ovviamente non farebbe che appesantire il fardello delle uscite del nostro settore statale. Fin qui le parole giustificative di Tajani, che però, come accennato, non hanno minimamente convinto il governo. Al commissario infatti viene apertamente rinfacciata una scelta del tutto inopportuna, vista anche la scadenza imminente del proprio mandato prevista per l’inizio di luglio.

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In pratica da Palazzo Chigi si ritiene che Tajani avrebbe potuto anche soprassedere e magari lasciare l’incombenza dell’apertura di un’eventuale procedura di infrazione al suo successore. Inoltre, e questo è il vero punto, in particolare il ministro Padoan e il sottosegretario Delrio, hanno chiarito come l’Italia sul fronte dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione abbia fatto passi da gigante, ottenendo miglioramenti vistosi. E dunque, in questo scenario, risulterebbe del tutto inutile l’apertura di una procedura di infrazione visto che le cose si starebbero sostanzialmente aggiustando, tornando alla normalità.

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Vero è anche però, e bisogna sottolinearlo, che a supporto di questo ottimismo, non ci sono ancora dati specifici, che infatti nessuno è stato in grado di produrre a supporto della tesi governativa. A far testo però per il governo ci sono innanzitutto le decine di miliardi stanziati per far fronte ai vecchi pagamenti, senza contare che effetti evidenti su un fenomeno di tale portata si possono avere soltanto sul medio-lungo periodo, e dunque la Commissione avrebbe dovuto avere la pazienza di attendere ancora un po’. Una pazienza che al fotofinish evidentemente è venuta a mancare al commissario Tajani, con conseguenze politiche, più economiche, di cui le polemiche più sopra citate sono l’evidente testimonianza.

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